{ALLA SCOPERTA DELLE SPEZIE – VII – Noce Moscata}

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Riprendo, dopo tempo immemore,
questa piccola rubrica dedicata alle spezie
e lo faccio portandovi, stavolta, in Indonesia.
Viene da lì l’albero sempreverde da cui si ricava
la nota e molto usata NOCE MOSCATA.

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La Noce Moscata non è altro che
il frutto decorticato,
mentre la parte esterna fornisce un’altra spezia
molto usata in Oriente: il MACIS.

[D’obbligo quindi una piccola parentesi a questo proposito!
Il Macis, chiamato anche Mace o Fiore della Noce Moscata,
ha un sapore più delicato di quest’ultima,
e viene usato nel Curry, negli aceti speziati
per conservare le verdure e nel Nocino.]

Perché si chiama Noce Moscata?
La dicitura è legata alla città di Mascate (Masqat),
una delle più vecchie del Medio Oriente.
Da qui cominciò la commercializzazione di questa spezia
che ne ha cosi assunto il nome.

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La coltivazione necessita di un clima tropicale.
La pianta viene riprodotta per talea
e a produrre le noci sono le piante femmine
(i due sessi si trovano su due piante differenti).
Si arriva alla piena produzione dopo un ventennio
di vita della pianta e ce ne vogliono 9 di anni
per avere il primo raccolto.

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In cucina si usa, grattugiata al momento,
in salse, budini, creme e puree.
E’ un ingrediente immancabile nel
ripieno di tortellini, ravioli e cannelloni
a base di carni, formaggi o verdure.
E’ perfetta per aromatizzare cocktails
e bevande alcooliche come vino caldo e punch.

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Nei secoli scorsi era considerato un
ingrediente afrodisiaco
e per via dei suoi effetti allucinogeni
si è guadagnato l’appellativo di
”stupefacente dei poveri”.
Nella medicina tradizionale la noce moscata
viene usata per le sue proprietà antimicotiche,
antidepressive e digestive.
Inoltre, aiuta il fegato e i reni
nell’eliminazione delle tossine.
Infine, favorisce il buon sonno
se assunta in piccole dosi!

Due piatti in cui per me non può assolutamente mancare?
Il gateau di patate (come potrei vivere senza?)…

…e le patate gratinate!
Come prepararle?

{PATATE GRATINATE}

Basta sbollentare in acqua salata le patate
dopo averle sbucciate e tagliate a fette non troppo sottili.
Disporle in una teglia,
alternando uno strato di patate ed uno di besciamella
che avrete preparato con
5 dl di latte, 50gr di farina00, 50 gr di burro e sale e noce moscata q.b.
Ad ogni strato, aggiungete del parmigiano grattugiato
e della paprika dolce.
Il tempo di gratinarle e…sono pronte per essere servite!

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{Weekend di fine inverno e una ricetta da regalare: il babà rustico!

La neve possiede questo segreto:
ridare al cuore quell’alito di gioia infantile
che gli anni gli hanno impietosamente strappato.
Antonine Maillet

Prendete un sabato di fine Febbraio, in Campania.
Prendete quattro amici e 48 ore libere.
Aggiungete una casetta in montagna,
miscelate con una bella provvista di cibo
e non dimenticate la fotocamera…
e il gioco è fatto!
Basta poco, vero?
E’ cosi.
Basta davvero poco a trascorrere un weekend indimenticabile!
A fare da sfondo e da vero protagonista
il meraviglioso paesino di Morcone (Benevento).

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Abbarbicato sulle falde del Monte Mucre, una diramazione del Matese,
Morcone si affaccia sulla valle del fiume Tammaro e fa parte
della provincia di Benevento dal 1861.
I resti dell’insediamento sul quale però fu edificato il paese
risalgono addirittura al V secolo a.C.!

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I ruderi del Castello che dominano la valle dall’alto invece risalgono al X secolo.
Ancora in piedi, la suggestiva porta d’ingresso è la parte conservata meglio.

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A pochi passi dalla casa in cui sono stata ospite,
la chiesa di Santa Maria de Stampatis, anche detta Santuario della Madonna della Pace.
L’interno, a tre navate, accoglie diverse statue e affreschi
fra cui l’effige della Madonna della Pace portata lì
nel XII secolo dagli abitanti della contrada Stampa.

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I due giorni in montagna sono letteralmente volati,
tra passeggiate con la fotocamera pronta a immortalare ogni dettaglio,
la cena davanti al caminetto acceso per riscaldarci,
il giro al mercato della domenica mattina e…
la scoperta della neve a pochi chilometri da noi!
Che sorpresa è stata!
Appena intravisti i primi sprazzi di neve lungo la strada deserta,
siamo tornati indietro di almeno quindi anni a testa e…

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E ancor più bello è stato
tornare a casa a scaldarci
col fuoco scoppiettante
e il profumo della carne cotta sulla brace!
Abbiamo preparato un pranzo coi fiocchi,
e non ci siamo fatti mancare nemmeno il dolce,
comprato nella pasticceria locale!

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La ricetta che voglio darvi oggi, però,
è una ricetta di mia madre
che io uso spesso per preparare qualcosa di buono
da portare con me quando sono ospite.
E’ la ricetta del Babà Rustico.
Un babà speciale, morbido e succulento,
ripieno di formaggi e salumi (quelli che preferite).
Un rustico che, sin dalla prima fetta, conquisterà
i palati di tutti coloro ai quali lo farete assaggiare!

-Babà rustico- 

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Ingredienti:
500 gr di farina 00
2 cucchiai di zucchero semolato
1 cucchiaino di sale
6 uova medie
acqua tiepida qb
30 gr di lievito di birra fresco
100 gr di margarina (o olio di oliva e semi di mais)
latte qb
parmigiano grattugiato qb
300 gr tra prosciutto cotto, mortadella e formaggio (quello che preferite)
erbe (a piacere)

In una ciotola capiente,
impastate tutti gli ingredienti tranne salumi e formaggio, sciogliendo il lievito nell’acqua tiepida.
Quando il composto è abbastanza morbido (la consistenza dev’essere quasi liquida)
aggiungete i salumi e il formaggio a cubetti, amalgamate e poi tirate la pasta con le mani,
lavorandola in questo modo per qualche minuto.
Mettete l’impasto in uno stampo per torta babà
o comunque in uno stampo a ciambella imburrato
(o ancora, negli stampini per babà monoporzione, sia grandi che mignon).
Lasciate lievitare almeno un paio d’ore, finchè l’impasto non raddoppia di volume
poi cuocete a 180°C per circa 40 minuti.
Sfornate e lasciate intiepidire
poi sformate e capovolgete.

{Alla scoperta delle spezie – I – Si comincia…dalla Storia!}

Spezie.
Già solo il nome evoca immagini di luoghi lontani e misteriosi,
portando alla mente profumi esotici e colori sgargianti,
nonché sapori seducenti e invitanti.
E ancora non ne conosciamo nemmeno l’etimologia!
Io partirei da quella.
La parola SPEZIE deriva dal termine latino SPECIES
ovvero ‘frutti della Terra’.
Le spezie, infatti, si ottengono dalle radici, dalle foglie,
dai frutti, dai semi, dai fiori e dalla corteccia dei vegetali
e le possiamo trovare sul mercato in polvere, grani, bacche o stecche.
E persino in spray
(anche se non mi assumo responsabilità sulla qualità di quest’ultimo tipo…mai provate!).

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Ma quanto sono ‘vecchie’ le spezie?

Un bel po’, direi. Basti pensare che già 5.000 anni fa, in Mesopotamia,
si conoscevano e si usavano spezie come lo zafferano e l’aneto,
mentre l’uso di spezie come anice e cannella è documentato
in papiro del 1.500 a.C.
I primi ad utilizzarle, sia in cucina che in campo medico,
furono i Romani. Nei mesi estivi le navi romane in Egitto
salpavano alla volta dell’India, sfruttando i Monsoni sud-orientali
e ne facevano ritorno in meno di un anno
cariche di spezie come pepe, curcuma e zenzero.
Quando l’Impero Romano cadde, con lui cessarono anche i flussi commerciali.
Fino all’anno 1.000 giunsero in Europa ben poche spezie
e tutte destinate ai più ricchi.
Spezie come il pepe divennero cosi preziose da
essere usate per il pagamento di pedaggi o affitti.

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Poi, nel 1497, Vasco De Gama scoprì come circumnavigare l’Africa e
raggiungere cosi in un nuovo modo l’India.
Salpò per l’India un anno dopo e arrivò a destinazione
in meno di un mese di navigazione.
Fu così che il Portogallo ottenne il monopolio delle spezie,
liberandosi cosi dai dazi richiesti dall’Impero Ottomano e
fissando il prezzo del pepe.

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-Vasco de Gama arrival in Calecut on 1498 (Detail), by GAMEIRO, Alfredo Roque-

Nacque allora la Rotta delle Spezie,
che soppiantò le vecchie rotte terrestri
come la Via della Seta e la Via dell’Incenso.
Vie che erano state protette in tutti i modi dagli Arabi
che, gelosi delle spezie, avevano dato indicazioni sbagliate e
mentito pur di non lasciare che l’Occidente scoprisse
quali erano le fonti delle loro ricchezze.

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-1969, Francobollo commemorativo per il 5° centenario della nascita di Vasco de Gama-

Meno di un secolo dopo però
alla corsa verso Oriente si aggiunse anche l’Olanda,
che con la Compagnia Olandese delle Indie Orientali
mise fine al controllo del Portogallo sulle spezie.
Anche il controllo olandese però duro poco,
grazie ad un botanico francese che,
dopo aver importato illegalmente alcune piante,
avviò delle piantagioni di noce moscata e chiodi di garofano
nelle colonie inglesi e francesi.
Cosi più nessun paese europeo detenne il monopolio delle spezie
che hanno in seguito avuto un calo nei consumi nel vecchio continente,
a favore di prodotti come caffè, zucchero e cacao,
provenienti dal nuovo Mondo.

Siete curiosi di approfondire tutta a storia di come le spezie
si sono diffuse nel mondo,
seguendo le rotte dei grandi esploratori?
Se siete bravi con l’inglese (o con Google Translator!)
io vi suggerisco di leggere qui.

Inizia cosi il nostro viaggio alla scoperta delle spezie…
ma tranquilli, non sarà tutta storia!
Nei prossimi posts anche curiosità, ricette, leggende e
molto, molto altro….

Stay tuned!