{Ad un passo dal 2016…}

<<Davanti a questa pagina bianca…>> -cit. Elisa <<Lasciami il tuo silenzio, spegni la voce, le luci accese… grazie.>> -cit. Gianna Nannini <<Mi tengo certi brividi alla schiena perchè fermarli non ne val la pena Mi tengo pure una ferita aperta. Di … Continua a leggere

{I miei 26 anni con tanto di volo di lanterne!}

”I compleanni vanno festeggiati.
Penso sia più importante festeggiare un compleanno
che il successo di un esame, una promozione, o una vittoria.
Festeggiare un compleanno significa infatti dire a qualcuno:
Grazie perché sei tu.”

(Henri Nouwen

Avevo promesso che
alle 25 candeline avrei smesso.
Di festeggiare il compleanno con la solita festa, intendo.
Avevo promesso una fetta di torta,
quattro chiacchiere ma niente di più.
E invece…
Le ventisei candeline le ho spente
su una torta buonissima,
nel cortile di casa,
circondata dagli amici,
dalle candele,
dalle birre
e dagli applausi.
E non l’ho fatto da sola,
ma addirittura a metà con un’amica!

Insomma, il bello della vita è che
non esiste una sola strada…
Ad ogni bivio, il percorso può stravolgersi!

Nell’ultimo post vi avevo anticipato che
il mio compleanno avrebbe avuto come tema il
Bianco & Nero.
Tutti i miei amici hanno indossato qualcosa
di bianco o di nero
ma poi abbiamo scelto di
inserire elementi colorati e festosi
come cappelli e parrucche
perchè una festa è una buona festa
solo se si ride tanto!
E’ stata una festa semplice,
fatta di pizza e birra,
di karaoke improvvisato,
di sorprese inaspettate.
E’ stato un compleanno indimenticabile e
sono felice rendervi partecipe
della bella serata che ho vissuto.

2602

Candele, tante candele
per il mio compleanno.
Ne avrò accese una trentina!
Perchè la luce delle candele
rende tutto più intimo,
più romantico,
più estivo!

2601

Il mio budget non era corposo,
perciò ho usato quello che avevo
per allestire l’angolo dei dolci.
Tovaglie bianche, carta crespa nera,
Sassi, conchiglie, collane e
tutto ciò che ho trovato in casa!
E gli immancabili palloncini!!!

2605

Su, ce li dareste 26 anni?
Io mi sento molto ma molto più giovane….! =)

2612

Handmade anche l’angolo delle foto.
Oltre agli accessori,
anche cartelli divertenti e
persino un hashtag con cui taggare le foto fate col cellulare.
Ho dimenticato qualcosa? =)

n03

Il vero pezzo forte, però, è stata la sorpresa dei miei amici!
Allo scoccare della mezzanotte
mi hanno bendata e fatto attraversare mezzo paese a piedi
(e in ciabatte!)
per ritrovarci nel punto più alto,
le scale della chiesa,
e far volare tante bellissime lanterne….

n06

n04

n07

E infine…la torta.
Degna conclusione di una serata speciale.
La torta
l’ha preparata la mia amica
Nata per i fornelli
che ha festeggiato con me.
Una signora torta!
Metà era al gusto Tiramisù
(il suo dolce preferito)
e metà, su mia richiesta,
era al cacao e arancia
con ganache al cioccolato fondente
con smarties!
E poi i dolci…
non smetterò mai di ringraziarla per
tutto l’impegno che ha messo
nel preparare tutto questo ben di Dio!

2618

n11

Ora che la festa è finita
e i 27 anni sono qualche giorno più vicini
vado a smaltire tutti i dolci che ho mangiato….

Al prossimo post! ❤

Ps. Sondaggio: come avete festeggiato il vostro ultimo compleanno??? 

{Scene da matrimonio + Crumb cake pesche e albicocche per festeggiare!}

”Tu sei l’attesa,
tu sei la sorpresa,
tu sei una sfida…
Tu sei arrivata
per cambiare tutta una vita!”

(E scopro cos’è la felicità – Elisa & Tiziano Ferro)

Come la quiete dopo la tempesta,
finalmente è tornata la calma dopo la frenesia del matrimonio.
A differenza delle altre volte,
questa volta eravamo coinvolti in pieno e
tra i dettagli della cerimonia e
le tradizioni di famiglia
è stato un periodo a dir poco stressante!
Periodo in cui non ho pasticciato molto…
ce n’erano già cosi tanti di dolci in giro!
Un dolce però l’ho fatto,
qualche giorno prima del matrimonio.
La ricetta l’ho presa da GialloZafferano!
Vi linko l’originale prima di darvi la mia versione,
riveduta e corretta secondo le mie esigenze.

{CRUMB CAKE CON PESCHE E ALBICOCCHE}

Immagine

Per l’impasto:
200 gr di farina 00
170 gr di zucchero di canna grezzo
170 gr di olio (misto oliva e semi)
3 uova medie
mezza bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
scorza grattugiata di un limone biologico
vaniglia in bacca qb.

200 gr di pesche
150 gr di albicocche

Per il crumble:
150 gr di farina 00
75 gr di zucchero di canna grezzo
75 gr di burro
scorza grattugiata di mezzo limone biologico
un pizzico di sale

Immagine

Per il procedimento potete seguire tranquillamente
la ricetta originale che vi ho linkato,
avendo cura di regolare temperatura e tempo di cottura
a seconda del vostro forno.

Vi assicuro che è un dolce golosissimo,
a casa mia è andato a ruba!
E’ perfetto per fare colazione,
insieme a uno yogurt o a una spremuta d’agrumi.
Il modo migliore per cominciare una giornata importante…
come quella di un matrimonio!
E a proposito di matrimonio…
vi avevo promesso qualche dettaglio!
Ecco mantenuta la mia promessa…

Immagine

Il matrimonio è stato celebrato a Capua,
una città davvero bella,
in una giornata di sole e di vento.

Immagine

Il filo conduttore delle nozze: il color glicine!

Immagine

Immagine

Immagine

La tradizione, dalle mie parti, vuole che
gli sposi, dopo la cerimonia,
facciano il giro delle strade in cui sono cresciuti,
fermandosi nei luoghi più importanti
(la casa paterna, il ritrovo con gli amici, il posto di lavoro)
per tagliare i nastri insieme e
inaugurare i ”tavolini” organizzati per loro!
A casa mia abbiamo preparato dolci e molto altro,
e si è lanciato riso misto a fiori,
si sono fatti brindisi agli sposi e
foto di gruppo.
Il cortile si è riempito di voci festose e sorrisi!
Poi… dritti alla Masseria Giò Sole!
Un posto meraviglioso,
rustico ma allo stesso tempo elegante,
dal sapore un po’ toscano e un po’ medievale!

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Il meraviglioso chiostro ci ha accolti con una luce splendida,
un buffet prelibato e un angolo dedicato alla frittura dal vivo!

Immagine

Il mio istinto da fotoreporter mi ha fatto scattare più di duecento foto!
Mise en place, decorazioni, pietanze…non ho risparmiato niente!
A voi invece risparmio gran parte delle foto,
mostrandovi il giusto necessario (altrimenti rischiamo di far notte!).

Immagine

Segnaposti artigianali e
tavoli distinti coi titoli di film d’amore (e relative citazioni)…
più romantico e personalizzato di così! =)

Immagine

Immagine

Ci sarebbero da dire tante cose,
ma preferisco che siano le foto a parlare e
a raccontarvi l’ultima parte della giornata
dall’ora del tramonto in poi,
con le bollicine, il taglio della torta, il carretto dei gelati,
il coro Gospel e i balli scatenati…

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Vi saluto con lo scatto che trovo mi sia venuto meglio,
a cui non ho aggiunto nessun filtro perchè
perfetto cosi: una cartolina in ricordo di una giornata
d’inizio Giugno trascorsa con l’intera famiglia
al ritmo di Seasons of Love & I say a little pray for you!

Immagine

{Aspettando la Pasqua – Brezel del Giovedi Santo dalla ”Grande Enciclopedia della Cucina Curcio”

”Trova il tempo di dare.
È il segreto dell’eterna giovinezza.”
-Cit. Madre Teresa di Calcutta

Ho iniziato a frequentare la parrocchia
all’età di cinque anni, quando ancora non sapevo leggere né scrivere.
Cantavo nel coro e
imparavo le canzoni a memoria, fingendo poi
di leggerle dal foglio che tenevo stretto in mano
mentre in realtà non capivo un accidenti di quello che c’era scritto!
Provavamo in chiesa, di sera.
Le luci tutte spente, solo il nostro angolo era illuminato,
in un’atmosfera reverenziale e un po’ surreale.
Cantavo, ma leggevo anche.
Le preghiere dei fedeli, prima. Le letture, i salmi e le preghiere finali poi.
Quando in terza elementare ho ricevuto la Prima Comunione
conoscevo già a memoria tutte le formule che si dicono nella Santa Messa.
Ho cantato e partecipato a non so quanti funerali, battesimi, comunioni.
Ho preso parte alla gioia e al dolore di tante persone, anche sconosciute.

Fra i banchi della chiesa del mio paese, ci sono cresciuta.
Lì ho conosciuto le mie migliori amiche, ho vissuto le mie prime cotte,
mi sono innamorata. Quel posto, negli anni, è diventato casa mia.
Conosco a memoria ogni angolo di ogni navata.
Potrei camminarci ad occhi chiusi e sapere quali statue e quali dipinti mi osservano,
e quali invece rivolgono lo sguardo altrove.
Nessun posto mi fa sentire cosi a mio agio, al di fuori di casa mia.
Anche se oggi, a venticinque anni, con la dottrina della Chiesa non ci vado poi tanto d’accordo!
E’ una sensazione strana, non semplice da descrivere.

Crescendo ho accumulato tante tradizioni legate
alla vita in parrocchia e oggi, anche se non dedico più
cosi tanto tempo alla vita da cristiana cattolica,
ci sono momenti in cui sento forte il bisogno di farlo.

Come nella Settimana Santa.
Una settimana che, se non fosse per la mia fede,
scorrerebbe via come tutte le altre.
Invece è speciale.
Piena di Storia, di riti, di tradizioni
che amo compiere e far rivivere anno dopo anno.

Il Giovedi Santo è una giornata particolare.
E’ l’inizio della Pasqua.
Nella sera del Giovedi in ogni chiesa
si ricorda l’ultima cena di Gesù.
Quella famosa scena narrata nei Vangeli
che Leonardo Da Vinci,
orgoglio tutto italiano,
ha immortalato con le sue pennellate da maestro.

Immagine

Durante quella cena, Gesù ha compiuto un gesto semplice
quanto importante, quello che da millenni si ripete ogni giorno,
in ogni chiesa di ogni Paese del mondo.
Ha spezzato il pane, donandolo.
E donandosi.
Oggi lo facciamo con l’ostia,
ma il concetto resta lo stesso.

Quando ho trovato questa ricetta,
nel volume ”Dolci e Cucina al forno”
della Grande Enciclopedia della Cucina Curcio, datata 1975,
ho avuto subito voglia di provarla.
E’ un pane speciale,
e viene da un gesto altrettanto speciale
legato proprio a questo libro.
E’ un pezzo ‘da collezione’. Di quelli che si trovano nelle cucine delle nonne.
Le mie nonne però le ricette le appuntavano su piccoli quaderni di fortuna,
di libri di cucina non me ne hanno lasciati.
Questo qui mi è stato gentilmente dato in prestito
da una signora del mio paese che,
sapendo della mia passione,
me l’ha messo a disposizione,
pensando potesse tornarmi utile.
Un dono piccolo, semplice,
ma che secondo me incarna perfettamente lo spirito della Pasqua.

Senza altri giri di parole,
passo alla ricetta,
con due piccoli appunti:
ho seguito passo passo le istruzioni del libro
(tranne che per la dose del lievito)
e nonostante il risultato sia delizioso,
mi sono accorta che non resta tale per più d’un giorno.
Farò prossimamente nuovi esperimenti
con questa ricetta ma
intanto vi scrivo l’originale…Giovedi Santo è vicinissimo!!
Per chi volesse scoprire l’origine e la storia dei brezel, basta cliccare qui!

{BREZEL DEL GIOVEDI SANTO}

Immagine

500 gr di farina (senza specifiche. Io ho miscelato in parti uguali farina 00 e 0)
25 gr di lievito di birra fresco (io ho dimezzato la dose e allungato i tempi)
40 gr di zucchero
un bicchiere di latte tiepido
una presa di sale
75 gr di sugna

In una ciotola, preparate il pre-impasto
con un po’ di farina, un cucchiaino di zucchero,
il lievito sbriciolato e un po’ di latte.
Lavoratelo un po’, poi lasciatelo lievitare in un luogo riparato,
coperto, per almeno un quarto d’ora.
Poi riprendete la pasta e aggiungete tutto ciò che resta
degli ingredienti. Dovete ottenere un impasto
morbido ma ben sodo (se avete necessità, aggiungete dell’acqua).
Sarà pronta quando, lavorandola, si staccherà dalle pareti della ciotola.
A questo punto va lasciata lievitare.
Io ho aspettato che raddoppiasse di volume,
anche se il libro diceva di dare all’impasto mezz’ora di lievitazione
avendo una dose molto alta di lievito
(che come avete visto io ho dimezzato).
Preferisco lievitazioni lunghe, ed impasti meno carichi di lieviti.
Quando l’impasto ha raggiunto il punto giusto di lievitazione,
su una spianatoia,
formate dei salsicciotti lunghi circa 40 cm e dello spessore di un mignolo.
Date loro la forma classica dei Brezel.
Disponeteli quindi su una teglia con carta forno e
infornateli a 200°C dopo aver spennellato la superificie
con dell’acqua salata e averla cosparsa con un po’ di sale grosso.

Immagine

Durante la cottura (all’incirca mezz’ora)
spennellateli ancora un paio di volte
con l’acqua salata.

Immagine

Immagine

Con questa ricetta, che profuma di famiglia, di tradizioni e di generosità
vi auguro di vivere questi giorni
e -più in generale- la vita intera come un dono prezioso.
Condividendo, sempre.

Lisa.

{Weekend di fine inverno e una ricetta da regalare: il babà rustico!

La neve possiede questo segreto:
ridare al cuore quell’alito di gioia infantile
che gli anni gli hanno impietosamente strappato.
Antonine Maillet

Prendete un sabato di fine Febbraio, in Campania.
Prendete quattro amici e 48 ore libere.
Aggiungete una casetta in montagna,
miscelate con una bella provvista di cibo
e non dimenticate la fotocamera…
e il gioco è fatto!
Basta poco, vero?
E’ cosi.
Basta davvero poco a trascorrere un weekend indimenticabile!
A fare da sfondo e da vero protagonista
il meraviglioso paesino di Morcone (Benevento).

Immagine

Abbarbicato sulle falde del Monte Mucre, una diramazione del Matese,
Morcone si affaccia sulla valle del fiume Tammaro e fa parte
della provincia di Benevento dal 1861.
I resti dell’insediamento sul quale però fu edificato il paese
risalgono addirittura al V secolo a.C.!

Immagine

Immagine

I ruderi del Castello che dominano la valle dall’alto invece risalgono al X secolo.
Ancora in piedi, la suggestiva porta d’ingresso è la parte conservata meglio.

Immagine

Immagine

Immagine

A pochi passi dalla casa in cui sono stata ospite,
la chiesa di Santa Maria de Stampatis, anche detta Santuario della Madonna della Pace.
L’interno, a tre navate, accoglie diverse statue e affreschi
fra cui l’effige della Madonna della Pace portata lì
nel XII secolo dagli abitanti della contrada Stampa.

Immagine

Immagine

I due giorni in montagna sono letteralmente volati,
tra passeggiate con la fotocamera pronta a immortalare ogni dettaglio,
la cena davanti al caminetto acceso per riscaldarci,
il giro al mercato della domenica mattina e…
la scoperta della neve a pochi chilometri da noi!
Che sorpresa è stata!
Appena intravisti i primi sprazzi di neve lungo la strada deserta,
siamo tornati indietro di almeno quindi anni a testa e…

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

E ancor più bello è stato
tornare a casa a scaldarci
col fuoco scoppiettante
e il profumo della carne cotta sulla brace!
Abbiamo preparato un pranzo coi fiocchi,
e non ci siamo fatti mancare nemmeno il dolce,
comprato nella pasticceria locale!

Immagine

La ricetta che voglio darvi oggi, però,
è una ricetta di mia madre
che io uso spesso per preparare qualcosa di buono
da portare con me quando sono ospite.
E’ la ricetta del Babà Rustico.
Un babà speciale, morbido e succulento,
ripieno di formaggi e salumi (quelli che preferite).
Un rustico che, sin dalla prima fetta, conquisterà
i palati di tutti coloro ai quali lo farete assaggiare!

-Babà rustico- 

Immagine

Ingredienti:
500 gr di farina 00
2 cucchiai di zucchero semolato
1 cucchiaino di sale
6 uova medie
acqua tiepida qb
30 gr di lievito di birra fresco
100 gr di margarina (o olio di oliva e semi di mais)
latte qb
parmigiano grattugiato qb
300 gr tra prosciutto cotto, mortadella e formaggio (quello che preferite)
erbe (a piacere)

In una ciotola capiente,
impastate tutti gli ingredienti tranne salumi e formaggio, sciogliendo il lievito nell’acqua tiepida.
Quando il composto è abbastanza morbido (la consistenza dev’essere quasi liquida)
aggiungete i salumi e il formaggio a cubetti, amalgamate e poi tirate la pasta con le mani,
lavorandola in questo modo per qualche minuto.
Mettete l’impasto in uno stampo per torta babà
o comunque in uno stampo a ciambella imburrato
(o ancora, negli stampini per babà monoporzione, sia grandi che mignon).
Lasciate lievitare almeno un paio d’ore, finchè l’impasto non raddoppia di volume
poi cuocete a 180°C per circa 40 minuti.
Sfornate e lasciate intiepidire
poi sformate e capovolgete.

{2X1 – Due ricette per le Castagnole del Martedì Grasso!

{Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
[…] C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.}

-Ecclesiaste-

Finisce cosi anche questo Carnevale.
Un po’ sottotono, o sbaglio?
Sarà la crisi? O l’abbondanza di feste e festività che ormai ci ha dato assuefazione?
Chissà…
Ad ogni modo, bisogna concluderlo in bellezza!
Perciò, preparatevi perchè non vi darò una sola ricetta bensì due!
Due versioni differenti della stessa prelibatezza.
E si astengano tutti coloro che sono a dieta, perché prevedono entrambe la frittura!
Di cosa parlo?
Delle CASTAGNOLE!
In ogni regione d’Italia prendono un nome diverso ma, in sostanza, si tratta sempre
di dolci palline fatte impastando uova, farina, zucchero e burro, fritte e ‘condite’ con
miele, zucchero al velo o crema.
Le ricette che vi propongo differiscono non solo nelle dosi
e nel diverso tipo di grasso utilizzato,
ma anche nella modalità di lavorazione.
La prima ricetta, quella di famiglia,
prevede infatti l’uso dell’olio di semi di girasole e
permette di ottenere un impasto semi liquido, da porzionare con un cucchiaio.
La seconda ricetta invece, sperimentata quest’anno,
prevede l’uso di burro e ricotta
e la lavorazione è manuale: l’impasto va arrotolato e tagliato proprio come gli struffoli (o gli gnocchi!!).
Nel caso siate curiosi e vogliate provare a fare anche quelli, vi rimando ai miei due post: struffoli & gnocchi!
Ma torniamo a noi… prendete carta e penna, arrivano le ricette!

{CASTAGNOLE AL CUCCHIAIO}

Image

5 uova medie
5 cucchiai di zucchero semolato
5 cucchiai di olio di semi di girasole
5 cucchiai di anice
sale q.b.
la buccia grattugiata di un limone non trattato
farina 00 q.b. (orientativamente mezzo chilo)
una tazzina di latte
una bustina e mezza di lievito per dolci
olio di semi (ma sarebbe meglio d’arachide) per friggere

In una ciotola capiente,
lavorate le uova con lo zucchero fino a farle schiumare.
Aggiungete il sale, gli aromi,il latte e l’olio.
Setacciate la farina e aggiungetevi il lievito.
Versatela un po’ per volta nell’impasto, amalgamando.
Dopo aver aggiunto tutta la quantità prevista,
verificate la consistenza dell’impasto:
dev’essere morbido abbastanza da essere lavorato con un cucchiaio
ma non deve risultare liquido.
Dev’essere fluido ed elastico.
Se non è cosi, continuate ad aggiungere la farina un po’ per volta,
fino all’ottenimento della giusta consistenza.
Intanto, riempite una pentola con l’olio
e fatelo scaldare bene.
Quand’è ben caldo, con due cucchiai porzionate le castagnole
come si fa con le quenelles e tuffatele nell’olio.
Controllate costantemente la cottura: saranno pronte quando avranno assunto un colorito bruno,
ma attenti a non farle scurire troppo!
Scolatele su carta assorbente e, una volta fredde, spolverizzatele con zucchero al velo
oppure servitele con del miele caldo aromatizzato con scorza di agrumi.

{CASTAGNOLE AL TAGLIO}

Image

250 gr di uova
175 gr di zucchero semolato
175 gr di miele millefiori
100 gr di burro
300 gr di ricotta
1 kg di farina 00
250 gr di latte
una bustina di lievito per dolci
vaniglia e scorza grattugiata di un limone non trattato
olio di semi (ma sarebbe meglio d’arachide) per friggere

Image

Su una spianatoia, formate la classica fontana con gli ingredienti secchi:
farina, lievito, sale, zucchero.
Al centro, aggiungete tutti gli altri ingredienti (avendo cura di far ammorbidire bene il burro).

NB: questa lavorazione ovviamente, se volete, potete effettuarla in un’impastatrice.
Io preferisco impastare a mano. 
E’ molto più affascinante!

Dunque, dicevo… una volta formata la fontana, mescolate con una forchetta gli ingredienti liquidi al centro,
amalgamando a mano a mano anche quelli secchi, senza rompere la fontana.
Quando l’impasto avrà raggiunto una certa consistenza,
abbandonate la forchetta e lavoratelo con le mani, infarinando costantemente il piano di lavoro.
L’impasto sarà pronto quando risulterà morbido, elastico e malleabile.
Prima di procedere, mettete sul fuoco una pentola con l’olio.
A questo punto non vi resta che seguire i solito procedimento:
prima formate dei salsicciotti poi tagliate a tocchetti e infarinate.
Badate bene a non tagliare tocchetti troppo grandi, poichè in cottura si gonfieranno!
Quando avrete terminato questa operazione,
passate a friggere le castagnole nell’olio ben caldo.
Non friggetene molte per volta, hanno bisogno di spazio per rigirarsi.
Per una cottura ed un colorito uniformi, mescolatele costantemente.
Scolatele su carta assorbente poi, quando sono ancora calde,
passatele nello zucchero semolato. Infine, spolverizzate con lo zucchero al velo.

Image

Image

Perfette da accompagnare al classico Sanguinaccio
ma anche ad una semplicissima tazza di cioccolata calda,
secondo me sono anche un ottimo regalo:
basta confezionarle in sacchettini trasparenti
da chiudere con nastri colorati e
magari aggiungendo anche la ricetta scritta su un cartoncino nei toni pastello!
Che vogliate gustarle in casa o regalarle,
ricordate che le castagnole sono un dolce da consumare entro 24-48 ore,
dopodiché perdono la morbidezza e il gusto che le contraddistingue,
siano esse al cucchiaio o al taglio!

Con queste due ricette (e molte altre che tenevo nel cassetto),
in una giornata di sole, ho iniziato una piccola agenda…
E’ un regalo della mia cara amica Annamaria,
che mi ha sorpresa con un oggetto cosi semplice
ma allo stesso tempo cosi speciale (come lei, d’altronde)!
Su suo suggerimento, ho deciso di usarlo per annotare delle ricette
ma non delle ricette qualsiasi…

Image

Image

Per la precisione, più che di ricette si tratta di piccoli grandi sogni.
I miei, quelli per il mio futuro.
E’ nata cosi l’agenda delle ricette della mia futura bakery!
Non so se riuscirò mai ad averne davvero una tutta mia ma…
intanto che sogno, meglio prendere appunti!

Image

Ed è con questo piccolo, grande, colorato e personalissimo progetto che
vi auguro di trascorrere un martedi grasso
spensierato, goloso e divertente!

Lisa

{Che vita sarebbe senza….gli gnocchi?!?

A volte provo ad immaginare a come sarebbe la cucina (e a come sarebbe la mia vita!) se,
nel XVI secolo, gli Spagnoli non avessero portato in Occidente le patate,
scoperte in Perù, Cile, Messico e Bolivia.
Cosa mangeremmo oggi se in Europa avessero continuato a pensare
che le patate fossero un cibo da evitare perchè il loro crescere sottoterra
poteva essere causa di malattie come la lebbra?
E io cosa farei senza i miei piatti preferiti, tutti rigorosamente da preparare con le patate?
Non lo so. So che sarei, però, tremendamente infelice.
Che vita sarebbe senza il Gateau, senza il Puré, senza le Patate Duchessa
o i Crocché, il Frico o…gli Gnocchi???

Image

Gli Gnocchi di Patate sono decisamente uno dei miei primi piatti preferiti
(e non ce ne sono molti, come sapete sono più per secondi e rosticceria!).
Per me significano Domenica, famiglia, relax.
E Carnevale.
E anche quest’anno ci siamo cimentati nel prepararli in casa!
Non sono perfetti -soprattutto perché sono pigra e quando si tratta di grosse quantità tendo a
non badare molto alla forma quanto al tempo che impiego!
Però sono buonissimi!
E la ricetta arriva direttamente dal ricettario di mia madre, la quale a sua volta
l’ha imparata da sua madre… Pronti a scrivere?

{Gnocchi di Patate}

Dosi per 6 persone

1,2 Kg di patate a pasta bianca, quelle farinose
600 gr di farina 00
sale qb
1 uovo

Image

Lavate le patate e mettetele in una pentola abbastanza capiente, ricoperte d’acqua.
Ponete la pentola sul fuoco con un coperchio e attendete che le patate cuociano
(facendo la prova della forchetta!).
Una volta terminata la cottura, eliminate l’acqua e private le patate della buccia.
Schiacciatele con l’aiuto di uno schiacciapatate e riunitele in un recipiente
dove dovrete amalgamarle quando sono ancora calde.
Fatele raffreddare.
A questo punto aggiungete di altri ingredienti e lavorate prima con l’aiuto di una forchetta,
poi con le mani.
Passate l’impasto su una spianatoia infarinata.
Prelevate una parte d’impasto e coprite la restante con un canovaccio
per evitare che secchi durante l’attesa.
Iniziate ad arrotolare l’impasto per formare tanti salsicciotti.
Con un coltello a lama liscia ben affilato tagliate i salsicciotti in tanti tocchetti
più grandi o più piccoli a seconda delle vostre preferenze.
Siate omogenei nel taglio poiché gli gnocchi, se di diverse dimensioni, cuoceranno con tempi diversi
creandovi cosi dei problemi.

Image

Con una forchetta date ai tocchetti di impasto la classica forma arricciata.
Come? Con la mano sinistra reggete la forchetta, tenendola leggermente inclinata.
Con la mano destra, partendo dall’alto della forchetta, fate strisciare gli gnocchi usando indice e medio.
Infarinate gli gnocchi e a mano a mano disponeteli su vassoi di carta, coperti da canovacci.
Terminata questa operazione non vi resta che cuocerli e condirli.
E, ovviamente, gustarli!

Image

Inutile dirvi quanto sono buoni, gli gnocchi, con il sugo fatto
con la salsa di pomodoro casalinga -preparata alla vecchia maniera,
e ricoperti di mozzarella filante! Estasi pura!
Per fortuna il Carnevale viene solo una volta all’anno…altrimenti a quest’ora dovrei rotolare per spostarmi!
E a proposito di Carnevale…
vi lascio con un piccolo ritrovamento fotografico risalente ai primi anni ’90.

Image

E con una promessa: prima di martedì vi darò ben due ricette dolci!

Buon weekend!!!!!

{LA MIA SETTIMANA IN 7 SCATTI – 13/19 GEN 2014}

Questo sabato -e questa settimana in generale
sta finendo con una nota malinconica.
Sarà la stanchezza, saranno le preoccupazioni per i cambiamenti che stanno avvenendo nella mia vita,
sarà il periodo, non lo so cosa sarà…
Fatto sta che mentre scrivo mi gira in testa questa canzone splendida
e allora lascio a lei la parola senza dilungarmi troppo
prima di postarvi gli scatti di questi ultimi sette giorni.

{Quello che le donne non dicono – AmichePerl’Abruzzo}

Immagine

#1
Ancora non vi ho mostrato il calendario che quest’anno campeggia nella mia cucina…
rigorosamente foodstyle!
Per essere precisa, si tratta del calendario della nota marca di prodotti per dolci Pane degli Angeli.
Non so se avete mai visitato il loro sito web, è delizioso!
Ricco di contenuti, graficamente accattivante e dall’aria un po’ shabby retrò,
mi ha subito riportato indietro negli anni, a quando da piccola giocavo con le codette colorate
e mi divertivo a decorare i dolci con i pagliacci o i pirati di zucchero!
NB. Pane degli Angeli è perfino su Pinterest!! Vedere qui per credere!

Immagine

#2
Questa settimana sono tornata bambina più di una volta,
complice anche il raffreddore, che mi ha tenuta a riposo in compagnia di coperte, tisana e…cartoni animati!
Uno dei miei preferiti di quand’ero piccola
è La Pimpa, che ho scoperto esiste ancora!!
Vi lascio immaginare la scena:
io, incantata davanti alla tv, con gli occhi luccicanti tra un eccì e un uuuuh.
Uno spunto banale per ritrovare, ogni tanto, lo spirito e la leggerezza di quando
la più grande preoccupazione della vita
era trovarmi davanti alla tv all’ora esatta in cui cominciavano i miei cartoons preferiti!!

Immagine

#3
Questa settimana, diciamolo pure, mi sono coccolata.
Anche a tavola.
Per esempio, con le mie adorate patate fritte!
Era un po’ che non le mangiavo… mi erano mancate un sacco!!!!
Se anche voi le amate, ecco qualche consiglio per una frittura perfetta!

Immagine

#4
Un’altra coccola che mi sono concessa questa settimana è stata
la lettura (non ancora terminata, per prolungarne il piacere!!)
del libro ”Regali golosi” di Sigrid Verbert.
Qualcuno forse la conosce già, poichè ha un blog molto carino:
Il cavoletto di Bruxelles.
Qualcun’altro forse l’ha vista in tv, e più precisamente su La5,
dov’è protagonista del programma Il cibo si fa bello.
Io non la conoscevo prima di acquistare (con uno sconto superfantastico!!)
il suo meraviglioso libro.
Edito da Giunti, è una vera chicca per chi, come me, ama preparare regali dolci e salati
per amici e parenti curandone ogni dettaglio, confezione compresa!

Immagine

#5
Una delle coccole che amo farmi di più è
dedicarmi alla mia casa.
Per lo più col fai da te, a volte -quando posso- con lo shopping.
Come in questo caso.
Con meno di 8 euro mi sono regalata una coppia di tovaglie,
di un verde chiaro molto romantico e primaverile,
per rinnovare un po’ lo stile dei miei pranzi in famiglia
(di solito incentrati sul celeste o sull’arancione).
Perchè coccolarsi non vuol dire necessariamente spendere una fortuna!

Immagine

#6
Questa settimana però non mi sono solo auto-coccolata,
ma ho ricevuto anche le coccole di di un po’ di persone attorno a me,
tra cui questa -che voglio mostrarvi poiché è stata una delicata sorpresa di cui vado molto orgogliosa-
regalatami da una persona che ho conosciuto forse una settimana fa.
La dimostrazione di come un sorriso e una disponibilità alla condivisione
siano la molla per incontri interessantissimi
che possono solo arricchirci.
Prossimamente vi dirò qualcosina in più! 😉

#7
La settima foto di questa settimana… non c’è.
Non perchè non abbia avuto cose da fotografare.
Il motivo è semplice, ed è una sorta di piccola protesta o dissenso o come preferite chiamarlo.
Ogni 17 Gennaio, nel mio piccolo paese, per festeggiare Sant’Antonio Abate,
accendiamo un falò in strada e trascorriamo la serata tra canti, buon cibo e buona compagnia.
E’ una tradizione decennale, diffusa in larga parte qui al Sud (ma so che si fa anche in altre zone d’Italia).
Non ricordo di aver mai iniziato un anno senza ”A’ lamp e Sant’Antuon”.
Mai prima di quest’anno, però.
Perchè a Caserta (e in provincia), pochi giorni fa -con un decreto legge- è stata vietata l’accensione dei falò.
Motivo? L’emergenza roghi dell’ ormai tristemente nota Terra dei Fuochi.
Ora, fermo restando che l’emergenza c’è ed è importante tenere alta la guardia,
trovo davvero ridicolo questo provvedimento e ci tengo a dirlo.
Perchè i roghi tossici hanno continuato a bruciare in questi giorni e gli autori continuano a vivere tranquilli
la loro vita da delinquenti, avvelenandoci.
A noi invece, oltre alla salute, alla libertà e al diritto alla vita, ora vengono tolte anche le tradizioni,
quelle poche cose che ci legano in modo positivo a questa terra.
Lo trovo ridicolo, ingiusto, inutile e sconfortante.
Per questo motivo, siccome avrei dovuto postare la foto del falò
e invece il falò non c’è stato, preferisco lasciare vuoto questo settimo posto.
Augurandomi che non capiti ancora.

Per questa settimana è tutto,
vi lascio con un abbraccio e una coccola.
Che non manchino mai, queste due cose, nella vostra vita di tutti i giorni!!!

-Lisa.

{E alla fine arrivano gli struffoli!}

”Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:
<<Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo.>>
[…] Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva,
finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”

-Vangelo secondo Matteo-

Siamo giunti così alla fine di queste festività natalizie.
Festività che -a mio avviso- quest’anno sono state austere,
più semplici e meno frenetiche degli anni passati,
meno consumistiche e forse più dedicate alle cose importanti:
le persone care, l’aiuto nei confronti di chi è in difficoltà, il benessere psicologico.
Ora che è giunto il momento di riportare le decorazioni in soffitta,
di rimetterci in riga con la dieta e
di riprendere a risparmiare qualche soldino,
non dimentichiamo di portare però
un po’ di questo spirito natalizio con noi per il resto dell’anno!
E per salutare le festività appena trascorse,
quale modo migliore di un post folklo-spiritual-culinario?
In parole povere, voglio parlarvi di due tradizioni della mia terra:
una -il presepe vivente- è una new entry delle mie festività:
l’ho visitato quest’anno per la prima volta e
ne sono rimasta affascinata.
L’altra -gli struffoli- sono un must in casa mia a Natale!
Ma andiamo con ordine…

Vaccheria è un antico borgo della mia città, Caserta.
Risale alla fine del 1700 e fu costruito per volere di Re Ferdinando IV di Borbone.
Ha una storia molto bella, che vi consiglio di leggere se avete qualche minuto:
basta cliccare qui.
In questa frazione (che nelle sere d’estate
viene presa d’assalto dai giovani in cerca di frescura
e di un posto in cui stare tutti insieme a bere qualcosa o chiacchierare)
d’inverno rivive una splendida tradizione: il presepe vivente del ‘700 napoletano.
Giunta alla quindicesima edizione,
questa manifestazione allieta le festività natalizie di casertani e turisti e,
finalmente, dopo quest’anno posso dire anch’io d’averlo visto!

L’atmosfera è magica:
ambiente rurale, musiche natalizie, personaggi in abiti di seta di San Leucio,
riproduzioni fedeli di case e botteghe, animali da cortile (e non!),
dettagli curatissimi.
Image

Passeggiare fra gli stands settecenteschi
è come fare un salto nel tempo di secoli,
per immergersi nella realtà dei nostri avi:
niente energia elettrica, solo il fuoco per riscaldarsi,
il bucato lavato in catini all’aria aperta,
i bambini lasciati liberi di correre e giocare in strada.

Image

Image

Tra le grida dei venditori ambulanti del mercato rionale
e il profumo delle caldarroste,
si riscoprono poi gli antichi mestieri, molti ormai estinti.
E cosi, d’improvviso, capita di ritrovarsi accanto a un lama.
O ad ascoltare un angelo cantare ”Quand’ nascette ninno”.
O ancora, a danzare al suono dei tamburelli.

Image

Image

Per finire poi col giungere davanti alla grotta della natività.
Il cuore della rappresentazione,
illuminato a giorno
e pieno di gioia e di allegria.
Uno spettacolo da far scoppiare il cuore!

Image

Image

Che dire?
Visitatelo, se potete. Domani è l’ultimo giorno di rappresentazione,
se siete in zona non dovete perderlo!
All’uscita, nella piazza antistante la chiesa del paese,
troverete anche dei bellissimi stands gastronomici con prodotti tipici
e golosità sia dolci che salate!
E a proposito di dolce…
Ecco la seconda tradizione che ci tenevo a mostrarvi: i miei struffoli!
Una ricetta semplice, di quelle tradizionali,
che si complica un po’ solo in fase di cottura
(ma mi sono documentata e a quanto pare è un problema comune
a tutti coloro che affrontano questa ricetta!).

Image

Anche se sono tipici della Campania, pare che gli struffoli non siano stati inventati qui
bensì nella Magna Grecia.
Lo stesso nome è greco e significa ‘di forma tondeggiante’.
A casa mia fare gli struffoli è un evento
e mi piace coinvolgere le amiche e in genere le persone che amo:
zie, nonne, conoscenti.
Ognuna ha il suo compito:
c’è chi arrotola, chi taglia, chi setaccia e chi frigge.
Io fotografo e… assaggio! =)

Image

Ecco qualche trucco per degli struffoli perfetti:

1. Quando li arrotolate, niente farina. Altrimenti l’impasto scivola e diventa una mission impossible.
2. Quando li tagliate, farina come se piovesse. Altrimenti si attaccano e amen.
3. Quando li friggete, olio ben caldo e tanta pazienza: la quantità di uova contenuta nell’impasto
e la farina che si deposita nella pentola
creano sempre un bel po’ di schiuma
e bisogna essere pronti e ben attenti per ottenere un buon risultato!

Image

Image

E’ curioso come in ogni regione italiana lo struffolo assuma un nome diverso:
nel Lazio è la CICERCHIATA,
in Basilicata e Calabria la CICERATA,
in provincia di Taranto sono i SANNACCHIUDERE,
a Lecce si chiamano PURCEDDUZZI.

Image

Image

Image

Io li adoro caldi, appena fritti, senza nessun ‘condimento’.
Ma la tradizione li vuole immersi nel miele caldo con i canditi,
i confettini colorati e la frutta secca glassata col cioccolato.
Quello che è certo è che in qualsiasi modo li vogliate gustare,
gli struffoli sono una tentazione a cui non si può resistere:
uno tira l’altro!!

Image

E, prima di lasciarvi,
ecco la mia ricetta!
E’ quella classica, ma con una piccola variazione: l’aggiunta di lievito per dolci
che li rende croccanti fuori ma morbidi dentro (anche dopo settimane!!).
So che avrei dovuto scrivervela almeno un mese fa ma
mi auguro che la conserverete per provarla al prossimo Natale:

600 gr di farina 00
un cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale
80 gr di olio di semi
3 uova intere e 2 tuorli
la scorza grattugiata di un limone non trattato
un cucchiaino di lievito in polvere
anice q.b.

Disponete gli ingredienti a fontana sul piano da lavoro e
lavorateli prima con una forchetta poi con le mani.
Quando l’impasto sarà ben omogeneo e sodo
avvolgetelo nella pellicola per alimenti e lasciatelo riposare qualche ora in frigo.
Trascorso il tempo stabilito
tagliate l’impasto e arrotolatelo sul piano da lavoro
fino ad ottenere tante stringhe
da tagliare -come gli gnocchi- con l’aiuto di un coltello a lama liscia e ben affilato.
Gli struffoli devono essere piccoli,
perchè in fase di cottura tendono a gonfiarsi.
Infarinateli bene e disponeteli su vassoi di carta o plastica, coperti con canovacci puliti.
Quando siete pronti per la cottura,
setacciate gli struffoli per eliminare la farina in eccesso.
Per friggerli, in una pentola alta e capiente mettete un paio di litri di olio di semi
(meglio se d’arachide)
e fatelo scaldare bene.
Se non avete un termometro, basterà tuffare uno struffolo:
se sale subito a galla allora l’olio è alla giusta temperatura!
Friggete gli struffoli pochi per volta.
Saranno pronti quando ben dorati.
Scolateli e adagiateli su carta assorbente.

Per condirli:
Sciogliete in una pentola capiente
250 gr di miele con la buccia grattugiata di tre arance non trattate
e canditi a piacere.
Tuffate gli struffoli, mescolateli con un cucchiaio di legno e
con l’aiuto delle mani bagnate
disponeteli nei piatti cercando di ammucchiarli.
Decorate con codette, gocce di cioccolato e canditi.

Non mi resta che augurarvi un buon ritorno alla routine quotidiana.
Un nuovo anno è cominciato,
tante nuove esperienze ci aspettano…
carpe diem!!!!

{LA MIA SETTIMANA IN 7 SCATTI – 15/22 DIC}

”A Natale tutte le strade conducono a casa”

-Cit. M. Holmes

Il mio Natale ha da sempre il profumo della mia casa.
Non so immaginarmi un Natale in viaggio o lontano dalla mia famiglia,
e per fortuna non ho mai dovuto rinunciare
a trascorrere le festività con i miei cari.
Anche con poco tempo, anche se di corsa e stressata, il Natale per me è casa.
Ed è anche…

Immagine

#1
Il sapore delle caramelle Rossana della Perugina.
E’ da quando avevo pochi anni che me lo porto dentro,
nel cuore e nella mente.
E’ un sapore speciale, che mi fa pensare subito a casa e alle persone che amo.
Adoro scartare queste caramelle, farle sciogliere in bocca fino a farne uscire il ripieno morbido!
Sono le caramelle più conosciute in Italia e, per chi non lo sapesse, hanno quasi cento anni!!
Furono inventate in onore di Roxanne, la dama tanto amata dal celebre Cyrano de Bergerac!
Googlandone il nome ho scoperto anche una ricetta da realizzare con questa caramella… curiosi?
Cliccate qui! Non vedo l’ora di provarla =)

Immagine

#2
Una tradizione.
Piccola ma mai abbandonata…
Ogni anno una nuova decorazione sul mio albero.
Quest’anno ho scelto, insieme alla persona che amo, questa: un cristallo di neve!
Lo trovo un simbolo molto romantico!!
E quante cose ci sono da sapere sulla neve

Immagine

#3
Cioccolato.
E’ d’obbligo in questo periodo!
Io l’ho usato per un dolce velocissimo da accompagnare ad una tazza di té
per l’annuale scambio di regali con le mie amiche!
Volete sapere come?
E’ semplicissimo!
Avete bisogno solo di cioccolato fondente, della scorza di un’arancia e dei corn flakes!
Mescolate tutto, dopo aver fatto fondere il cioccolato al microonde (o a bagnomaria!!).
Con un cucchiaio porzionate l’ ”impasto” sistemandolo in pirottini di carta (meglio se natalizi)
e fate raffreddare (anche in frigo, se avete fretta).
Decorate a piacere con codette e zuccherini!
Allora, vi ho convinti??

Immagine

#4
Natale è anche amicizia.
Quella genuina, duratura, che va oltre distanza e impegni e difficoltà.
Il mio augurio per voi, questo Natale, è di sperimentare questo profondo sentimento almeno una volta nella vita.
Scalda il cuore e riempie l’animo.
E’ indescrivibile.
Bastano poche ore insieme, accanto all’albero addobbato e con una tazza di té bollente a testa.
E tutto diventa magico…
E se per questa feste avete voglia di dedicare una poesia a tema amicizia, ecco il mio suggerimento!

Immagine

#5
E’ un classico Disney.
Quest’anno, per la prima volta, ho guardato Peter Pan!
Lo so, è vergognoso essere arrivata a 25 anni senza averlo mai visto ma…meglio tardi che mai, no?
E voi l’avete visto? Per chi se lo fosse perso…eccone un estratto tutto da cantare!

Immagine

#6
Farmi un regalo.
Da quanto non lo facevo (e senza sensi di colpa!).
L’ho fatto per queste festività, ma senza esagerare…
Vi piace il mio acquisto?
Anche io, a volte, cedo al fashion!

Immagine

#7
Famiglia.
Natale più di tutto per me è famiglia.
Non solo quella che mi circonda, con cui siedo a tavola la sera della vigilia.
Parlo anche della famiglia che non ho più.
Perchè, per citare la mia cantante preferita,
Siamo anche ciò che abbiamo perso.
Questo sarà il primo Natale della mia vita senza mio nonno Ottavio.
Sono passati ormai cinque mesi da quella domenica in cui l’ho visto andar via
ed è cosi strano prepararmi alle feste senza la sua presenza. Fisica, intendo.
Perchè nel mio pensiero c’è ventiquattro ore al giorno.
Ed è anche accanto all’albero,
cosicché ogni volta che le luci si accendono anche il suo volto possa illuminarsi come un tempo.
Come quando, da buongustaio quale era anche lui, tagliava un quadretto di cioccolato con forchetta e coltello
e lo gustava lentamente, sotto i baffi.
Come quando in questo periodo dell’anno in tv passavano filmoni come ”I dieci comandamenti”.
Come quando non volevo mangiare la pasta e lui diceva a mia madre ”Mettici la Nutella!!”
Quanti ricordi…
Ecco, Natale è soprattutto ricordi.
Sono quelli a dare calore e magia a tutto.
Teneteveli ben stretti i vostri ricordi.
Io anche questa settimana ho avuto il piacere di condividere i miei con voi che mi leggete…
e spero mi scriverete i vostri, sono curiosa di leggervi a mia volta!!

-Lisa-