{Santa is coming. . . – Aspettando il Natale a casa mia!}

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Che strano Avvento che è quello di quest’anno!
Ci sono cambiamenti in corso,
tanti impegni da non lasciare il tempo per la ricerca dei regali,
tanto spirito natalizio ma poco tempo per goderselo,
e una punta di malinconia se si pensa al futuro…

Insomma, non posso dire sia un brutto periodo,
piuttosto lo definirei…strano. Ecco. Rendo l’idea?

Visto lo stato d’animo, avevo bisogno di scaldare un po’ la casa,
cosi ho iniziato ad addobbare già a fine Novembre…
e ho scelto di farlo con oggetti tradizionali,
che hanno dei significati particolari,
semplici, meglio se fatti a mano.
Piccoli pezzi di puzzle che negli anni
hanno composto il Natale della mia famiglia
e che io ho cercato di mettere insieme
in modo (quasi!) omogeneo.

Come avevo spifferato nell’ultimo post ispirazione  ,
per l’albero di Natale quest’anno ho scelto
il bianco e l’argento.
Ho usato poche decorazioni rispetto agli anni passati,
naturalmente portata al less is more
che ha fatto da fil rouge in questo 2015.

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Ad alcune decorazioni sono particolarmente affezionata,
mi ricordano anni speciali, persone o eventi particolari.
Altre sono frutto di una piccola tradizione:
acquistare una decorazione ogni Natale, meglio se
ad un mercatino o in negozi bellissimi come Maisons Du Monde.

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Altre le ho create io stessa…

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Legno, una mano di vernice e una di carta vetrata e poi
materiali da scrapbooking (adesivi, washi tapes..) 
per dare un tocco personale ed unico.

A casa mia però
l’albero di Natale si contende la scena con una tradizione
ancor più antica e bella: il presepe.

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Ognuno ha il suo compito,
c’è chi costruisce la struttura e chi decide
come posizionare i pastori.
Ed è proprio questo il bello: farlo insieme
(anche litigando su Erode si o Erode no!).
E la classica battuta rubata a De Filippo:
”T’ piace ‘o presepe??”

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Anche per il presepe c’è la tradizione di acquistare ogni anno
un nuovo dettaglio, uno degli ultimi presi è proprio il gatto in foto
(che però non è per niente proporzionato agli altri personaggi!).
Insomma, non è perfetto e nemmeno pretende di esserlo…
ma è nostro, parla di noi e racconta la storia di decenni
e decenni di famiglia.
Per me non sarebbe Natale senza!

Per il resto della casa, pochi tocchi
qui e là sui camini e sulle finestre,
su qualche mensola e nelle credenze.
Niente di eccessivo,
perché le decorazioni sono solo una cornice…
la vera bellezza del Natale sono la tavola imbandita
e la famiglia che vi si riunisce intorno.

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E sul balcone…tante luci,
perché Babbo Natale non dimentichi la nostra casa =)

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Nota: Non è un caso se ho evitato il mio angolo craft.
E’ vero, sembra il laboratorio di Babbo Natale per quanto è natalizio ma.. lasciatemi dire che se lo vedesse la cara Marie Kondo
mi prenderebbe a calci!

Annunci

{Vaniglia, limone e ricordi.}

”Aspettare che
un dolce appena sfornato si raffreddi
è una delle cose più difficili da fare.
E’ il momento in cui
l’aria si riempie del delizioso aroma
degli ingredienti ancora caldi…”

(Cit. J. Stanbridge)

Della mia infanzia ho tanti ricordi.
I primi, primissimi sono legati al posto in cui sono nata
e alle persone che mi hanno cresciuta per i primi 4 anni.
Poi lo sfondo è cambiato
e sono cambiati anche i ricordi.
Sono diventati, come me,
più morbidi, melodici, colorati.
Hanno preso i profumi e i sapori della terra che mi ha accolta,
quella che in realtà è la mia vera casa.
Quando sono venuta a stare qui, a Caserta,
casa mia aveva giust’in mezzo al cortile
un enorme albero di limone.
Verde e lussureggiante, carico di limoni
in qualunque periodo dell’anno.
Se penso a quell’albero
(sacrificato poi in nome della ristrutturazione)
mi vengono subito in mente la mia famiglia,
le feste di compleanno con le tavolate lunghe 10 metri
e le pizze cotte nel forno a legna,
i pomeriggi passati a giocare a pallavolo con mio fratello,
mio nonno e le sue adorate galline.

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Mio nonno viveva per la sua campagna.
E ogni volta che tornava a casa la sera
portava cesti carichi di meraviglie!
E i limoni non mancavano mai…

I limoni sono ancora lì,
sempre pronti per essere raccolti,
su due piante non troppo grandi appoggiate
al muro di cinta del terreno.
Mio nonno invece è un anno che non c’è più
e ogni volta che preparo qualcosa
usando i limoni ci penso.


La ricetta che mi ha riportato alla mente
di nuovo
tutti questi ricordi
è quella dei Biscottini vaniglia e limone!

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{BISCOTTINI VANIGLIA & LIMONE}

250 gr di farina 00
100 gr di burro
70 gr di zucchero
1 uovo
8 gr di lievito per dolci
succo e buccia di un limone biologico
vaniglia in bacca
un pizzico di sale
zucchero semolato e al velo qb

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Si parte con la classica fontana.
Potete farla su una spianatoia di legno o marmo
oppure -più veloce e a più basso tasso di briciole sparse-
in una ciotola molto capiente.

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Raccogliete gli ingredienti secchi,
poi spezzezzate il burro freddo,
aggiungete le uova, gli aromi (vanno aggiunti nei grassi) e
mescolate con l’aiuto di una forchetta, prima
e delle mani poi.

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Quando avrete formato una palla e l’impasto sarà abbastanza liscio
avvolgetelo in pellicola trasparente e fatelo riposare
in frigorifero per 30 minuti.

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Formate ora delle palline
cercando di mantenere la stessa dimensione
(compito apparentemente facile ma…)
e passatele prima
nello zucchero semolato e poi
in quello al velo.

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Non vi resta che cuocere i vostri biscottini,
in una teglia abbastanza capiente da
tenerli ben distanziati,
per circa 15 min. a 180°C.

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Appena sfornati appaiono cosi,
rugosi, con delle crepe,
ma profumatissimi e…
creano dipendenza.
Io v’ho avvertiti!!

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Quando ho realizzato questi biscottini,
ho colto l’occasione per restituire un contenitore da cucina
prestatomi da un’amica.
Ovviamente non potevo riportarglielo vuoto…
cosi l’ho riempito di vaniglia e limone! =)

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Quante storie potrei raccontarvi ancora
a proposito di questi due profumi…
ma ne parliamo al prossimo post!

Stay tuned. ❤

{Biscotti d(‘)a mare – Idee per cookies estivi!}

”Ogni onda del mare
ha una luce differente.
Proprio come la bellezza di chi amiamo.”

-Cit. V. Woolf- 

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Se il mondo si dividesse in ‘persone da mare’ e ‘persone da montagna’
io non avrei alcuna esitazione: sono una ‘da mare’.
Ce l’ho proprio nel sangue.
Sono nata ad Ancona.
Ad Ancona il sole sorge e tramonta sul mare.
Il mio primo mare (quello di Senigallia),
l’ho visto che non avevo ancora un anno.

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Crescendo ho avvertito sempre più forte
l’attrazione per il mare, quel manto d’acqua sconfinato
che ti fa venire mille filosofiche domande.
Da dove veniamo?
Dove finisce il cielo?
Cosa c’è oltre l’orizzonte?
Ed io a farmi le domande son sempre stata brava…
(vorrei poter dire lo stesso sul darmi delle risposte!).

Il mare per me è un bisogno primario,
un’esigenza,
anche solo guardarlo mi fa stare subito bene.
Che sia d’estate o d’inverno, non importa.

E quando non posso andare al mare…porto il mare da me!
Come?
Con dei biscotti decorati, per esempio…
Eccovi piccole idee
perfette per le feste dei bimbi, una cena in spiaggia
o un matrimonio sopra le righe.

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”È uno specchio, questo mare. Qui, nel suo ventre, ho visto me stesso. ”

Cosi scriveva, nel 1993, Alessandro Baricco
in quello che è forse il suo più famoso romanzo: Oceano Mare.
Se non l’avete ancora letto, io vi consiglio di farlo al più presto…
magari distese in spiaggia,
col vento che soffia e una confezione di biscotti fatti in casa.

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{Cocco e Ciliegie, per la torta della Festa della Mamma!}

”La madre è un bene troppo grande
ed è necessaria talvolta la lontananza,
per apprezzarne tutta la grandezza. ”
(
Francesco Olgiati)

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Come tutte le femminucce,
ho sempre avuto, in particolare dai 12 in su,
un rapporto strano e un po’ controverso con mia madre.
Esempio irraggiungibile,
maestra di vita esigente,
donna d’altri tempi legata a molte convinzioni per me assurde,
non sono riuscita mai ad apprezzare fino in fondo
mia madre e il suo ruolo nella mia vita.
Devo ammetterlo, per me è stato sempre
più facile avvicinarmi a mio padre.
Nonostante le differenze e
le tante (troppe) somiglianze.
Ora che ho passato il quarto di secolo,
e che la vita col suo corso
ci ha allontanate e avvicinate in tanti modi,
posso dire che ho riscoperto il rapporto con mia madre. 

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Mi ritrovo molto simile a lei.
Non solo guardando le sue foto e
scoprendo che il mio viso ha tanti caratteri e
tante espressioni che non sono del tutto solo mie.
Soprattutto, mi ritrovo nel suo modo di pensare,
nelle sue ansie, nei suoi principi.
Se penso che appena sei anni fa
non riuscivamo ad andare d’accordo su nulla,
mi sembra cosi strano!
Sarò cresciuta io, si sarà modernizzata lei, o tutt’e due….

Sento che ora il nostro è un rapporto meno
unilaterale che in passato.
Ora ricevo, ma do anche, nel mio piccolo.
Anche solo con il mio punto di vista in una discussione.

Ora capisco.
Perchè sono donna, in un mondo in cui esserlo non è semplice.
E semmai sarò madre, capirò sicuramente di più.
Capisco (anche se a volte lo faccio a fatica) e
apprezzo molto di più di quanto abbia mai davvero fatto.
Per questo, un giorno non basta.
Festa della mamma è ogni giorno,
quando condividiamo del tempo o
abbiamo modo di fare cose insieme che ci fanno star bene.
Oggi però è speciale,
ed era una buona scusa per pasticciare…
cosi ho provato una nuova ricetta!
Meno calorica possibile, giacché siamo a dieta!

{Torta da forno al cocco con ciliegie fresche, appena raccolte}

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{Ingredienti e dosi}
3 uova fresche
150 gr di zucchero di canna grezzo
150 ml di olio (misto semi e oliva)
250 gr di farina 00
1 bustina di lievito per dolci
30 ciliegie biologiche denocciolate
farina di cocco e aroma cocco (anche latte!) q.b.

Facoltativo: aroma vaniglia, scorza di limone grattugiata, limoncello

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{Procedimento}
In planetaria, con la frusta,
lavorare uova, zucchero e aromi.
Appena il composto sarà gonfio e chiaro,
aggiungere l’olio.
A parte, miscelare farina e lievito ed amalgamarli
al composto, un po’ per volta.
Infine, aggiungere farina di cocco a piacere
(io non ne ho utilizzata molta, per non appesantire l’impasto)
e la metà delle ciliegie, precedentemente infarinate.

Preriscaldare il forno a 180°C.
Intanto, imburrare e infarinare uno stampo
(io l’ho scelto a forma di cuore, piccolo in modo da avere un dolce alto)
e versarvi dentro l’impasto.
Livellarlo, poi sistemarvi sopra le restanti ciliegie.
Infornare.
Cuocere per circa 40 minuti (ma varia a seconda del forno).

*Non preoccupatevi se in superficie si imbrunisce, è una caratteristica data dallo
zucchero di canna grezzo.
*Se non avete esigenze alimentari particolari, al posto dell’olio potete usare il burro o lo yogurt.

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(Lavagna Ikea – Tovaglia a Pois Progress – Tazza e Piatto Maisons du Monde)

Ps. Auguri a tutte le mamme!!!!! ❤

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{Aspettando la Pasqua – Brezel del Giovedi Santo dalla ”Grande Enciclopedia della Cucina Curcio”

”Trova il tempo di dare.
È il segreto dell’eterna giovinezza.”
-Cit. Madre Teresa di Calcutta

Ho iniziato a frequentare la parrocchia
all’età di cinque anni, quando ancora non sapevo leggere né scrivere.
Cantavo nel coro e
imparavo le canzoni a memoria, fingendo poi
di leggerle dal foglio che tenevo stretto in mano
mentre in realtà non capivo un accidenti di quello che c’era scritto!
Provavamo in chiesa, di sera.
Le luci tutte spente, solo il nostro angolo era illuminato,
in un’atmosfera reverenziale e un po’ surreale.
Cantavo, ma leggevo anche.
Le preghiere dei fedeli, prima. Le letture, i salmi e le preghiere finali poi.
Quando in terza elementare ho ricevuto la Prima Comunione
conoscevo già a memoria tutte le formule che si dicono nella Santa Messa.
Ho cantato e partecipato a non so quanti funerali, battesimi, comunioni.
Ho preso parte alla gioia e al dolore di tante persone, anche sconosciute.

Fra i banchi della chiesa del mio paese, ci sono cresciuta.
Lì ho conosciuto le mie migliori amiche, ho vissuto le mie prime cotte,
mi sono innamorata. Quel posto, negli anni, è diventato casa mia.
Conosco a memoria ogni angolo di ogni navata.
Potrei camminarci ad occhi chiusi e sapere quali statue e quali dipinti mi osservano,
e quali invece rivolgono lo sguardo altrove.
Nessun posto mi fa sentire cosi a mio agio, al di fuori di casa mia.
Anche se oggi, a venticinque anni, con la dottrina della Chiesa non ci vado poi tanto d’accordo!
E’ una sensazione strana, non semplice da descrivere.

Crescendo ho accumulato tante tradizioni legate
alla vita in parrocchia e oggi, anche se non dedico più
cosi tanto tempo alla vita da cristiana cattolica,
ci sono momenti in cui sento forte il bisogno di farlo.

Come nella Settimana Santa.
Una settimana che, se non fosse per la mia fede,
scorrerebbe via come tutte le altre.
Invece è speciale.
Piena di Storia, di riti, di tradizioni
che amo compiere e far rivivere anno dopo anno.

Il Giovedi Santo è una giornata particolare.
E’ l’inizio della Pasqua.
Nella sera del Giovedi in ogni chiesa
si ricorda l’ultima cena di Gesù.
Quella famosa scena narrata nei Vangeli
che Leonardo Da Vinci,
orgoglio tutto italiano,
ha immortalato con le sue pennellate da maestro.

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Durante quella cena, Gesù ha compiuto un gesto semplice
quanto importante, quello che da millenni si ripete ogni giorno,
in ogni chiesa di ogni Paese del mondo.
Ha spezzato il pane, donandolo.
E donandosi.
Oggi lo facciamo con l’ostia,
ma il concetto resta lo stesso.

Quando ho trovato questa ricetta,
nel volume ”Dolci e Cucina al forno”
della Grande Enciclopedia della Cucina Curcio, datata 1975,
ho avuto subito voglia di provarla.
E’ un pane speciale,
e viene da un gesto altrettanto speciale
legato proprio a questo libro.
E’ un pezzo ‘da collezione’. Di quelli che si trovano nelle cucine delle nonne.
Le mie nonne però le ricette le appuntavano su piccoli quaderni di fortuna,
di libri di cucina non me ne hanno lasciati.
Questo qui mi è stato gentilmente dato in prestito
da una signora del mio paese che,
sapendo della mia passione,
me l’ha messo a disposizione,
pensando potesse tornarmi utile.
Un dono piccolo, semplice,
ma che secondo me incarna perfettamente lo spirito della Pasqua.

Senza altri giri di parole,
passo alla ricetta,
con due piccoli appunti:
ho seguito passo passo le istruzioni del libro
(tranne che per la dose del lievito)
e nonostante il risultato sia delizioso,
mi sono accorta che non resta tale per più d’un giorno.
Farò prossimamente nuovi esperimenti
con questa ricetta ma
intanto vi scrivo l’originale…Giovedi Santo è vicinissimo!!
Per chi volesse scoprire l’origine e la storia dei brezel, basta cliccare qui!

{BREZEL DEL GIOVEDI SANTO}

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500 gr di farina (senza specifiche. Io ho miscelato in parti uguali farina 00 e 0)
25 gr di lievito di birra fresco (io ho dimezzato la dose e allungato i tempi)
40 gr di zucchero
un bicchiere di latte tiepido
una presa di sale
75 gr di sugna

In una ciotola, preparate il pre-impasto
con un po’ di farina, un cucchiaino di zucchero,
il lievito sbriciolato e un po’ di latte.
Lavoratelo un po’, poi lasciatelo lievitare in un luogo riparato,
coperto, per almeno un quarto d’ora.
Poi riprendete la pasta e aggiungete tutto ciò che resta
degli ingredienti. Dovete ottenere un impasto
morbido ma ben sodo (se avete necessità, aggiungete dell’acqua).
Sarà pronta quando, lavorandola, si staccherà dalle pareti della ciotola.
A questo punto va lasciata lievitare.
Io ho aspettato che raddoppiasse di volume,
anche se il libro diceva di dare all’impasto mezz’ora di lievitazione
avendo una dose molto alta di lievito
(che come avete visto io ho dimezzato).
Preferisco lievitazioni lunghe, ed impasti meno carichi di lieviti.
Quando l’impasto ha raggiunto il punto giusto di lievitazione,
su una spianatoia,
formate dei salsicciotti lunghi circa 40 cm e dello spessore di un mignolo.
Date loro la forma classica dei Brezel.
Disponeteli quindi su una teglia con carta forno e
infornateli a 200°C dopo aver spennellato la superificie
con dell’acqua salata e averla cosparsa con un po’ di sale grosso.

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Durante la cottura (all’incirca mezz’ora)
spennellateli ancora un paio di volte
con l’acqua salata.

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Con questa ricetta, che profuma di famiglia, di tradizioni e di generosità
vi auguro di vivere questi giorni
e -più in generale- la vita intera come un dono prezioso.
Condividendo, sempre.

Lisa.

{Un dolce tutto da condividere: Torta allo yogurt e frutti di bosco per la Giornata della Felicità!

Crescendo impari che la felicità
e’ fatta di cose piccole ma preziose.

Cit. R. Bach

Tra pochi minuti
l’inverno lascerà il posto alla primavera
e allora tutto questo sole, i fiori colorati e
l’aria frizzante non saranno più un’eccezione
fra un temporale e l’altro ma… l’anteprima della bella stagione!!
Dite la verità, da quanto l’aspettavate?
C’è qualcosa di magico nella primavera.
La natura rinasce,
le persone si scoprono,
le giornate si riempiono di vita…
e la vita si riempie di colori!

La mia primavera è iniziata col colore rosso!
E’ da sempre uno dei miei colori preferiti:
lo indosso spesso,
lo adoro sulle labbra,
mi circondo di oggetti rossi per star bene.
Questa settimana l’ho messo anche sul dolce…
Che dolce?
Una torta da credenza, delle più classiche,
impastata con l’aggiunta dello yogurt e di succosi frutti di bosco!
Un dolce che adoro, perché estremamente versatile:
perfetto per la colazione, da inzuppare in una generosa tazza di latte,
diventa un dolce fine pasto con l’aggiunta di una salsa al cioccolato bianco.

La mia torta con frutti di bosco ha fatto da fine pasto
in una domenica in compagnia di mia nonna.
Mia nonna Assunta, classe 1930, ha sempre fatto la sarta nella vita.
E’ brava nel suo mestiere,
nelle sue mani stoffe e fili si trasformano in
qualsiasi cosa vi possa venire in mente!
Quand’ero piccola e andavo a casa sua,
il pavimento era sempre ricoperto di fili di cotone,
mentre lei, chinata sulla sua vecchia Singer in ferro,
cuciva senza sosta, con la tv ancora in bianco e nero
accesa a farle compagnia.
Ora io sono cresciuta,
lei ha cambiato casa tre volte,
ma la vecchia Singer è ancora lì
e lei continua a cucire nonostante non ci veda bene
e il lavoro sia diminuito.
Qualche volta compro delle stoffe e vado da lei,
che subito si mette all’opera
e mi aiuta a far diventare le mie idee
dei veri e propri oggetti
(perchè se dipendesse dalle mie doti di cucito, resterebbero solo delle idee!!).

Cosi, domenica scorsa, prima di pranzo,
ho tirato fuori un metro di semplice stoffa rossa comprata da Ikea,
qualche piccolo ”tesoro” trovato al mercatino dell’usato e
della passamaneria (un’altra delle mie passioni!)
e abbiamo iniziato a divertirci un po’…

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E’ stata una giornata perfetta,
complice anche il clima primaverile!
Ormai si respira Primavera ovunque,
e anche gli ospiti con cui divido il cortile
l’hanno percepita…

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Cosi, tra cucito e cucina, si è fatta una cert’ora…

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L’ora del dolce, per essere precisi!
Perciò, prendete carta e penna, che arriva la ricetta…

{TORTA ALLO YOGURT E FRUTTI DI BOSCO}
con salsa al cioccolato bianco
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Per la torta: 
4 uova medio-grandi
125 gr di zucchero
la polpa di mezza bacca di vaniglia
la scorza grattugiata di un limone biologico
350 gr di farina 00
2 vasetti di yogurt bianco (230 gr)
120 gr di olio (metà di semi e metà d’oliva)
1 bustina di lievito per dolci
frutti di bosco qb

Per la salsa al cioccolato bianco:
100 gr di cioccolato bianco di buona qualità
200 gr di latte parzialmente scremato
la polpa di mezza bacca di vaniglia
1 cucchiaio di maizena

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In planetaria,
montare uova, zucchero e aromi.
Aggiungere un po’ per volta la farina,
alternandola all’olio.
Amalgamare infine lo yogurt e
il lievito setacciato.
L’impasto deve risultare sodo, non troppo liquido.
Infarinare i frutti di bosco (che possono essere freschi o congelati).
Versare il composto in uno stampo tondo,
imburrato e infarinato (diametro 25 cm).
Adagiare sulla superficie del dolce i frutti infarinati,
ben distanziati.
Infornare, in forno preriscaldato, a 170 minuti
per circa 45 minuti.

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In un pentolino,
scaldare il latte con la vaniglia.
Versarlo, ben caldo,
sul cioccolato bianco tritato
e mescolare con una frusta fino a completo scioglimento.
Setacciarvi la maizena e amalgamare,
quindi portare ad ebollizione.
Si conserva per qualche giorno, in frigo.

Ps. Oggi, oltre ad essere l’Equinozio di Primavera,
è anche la Giornata Internazionale della Felicità indetta dall’Onu.
Per questo ho scelto di parlarvi di questa torta e di una domenica come tante.
Perchè ho imparato, crescendo, che la felicità sta proprio in questo,
nell’apprezzare le piccole cose.
Come una fetta di torta,
incartata con amore,
da regalare a chi tutti i giorni
divide con me la passione dei fornelli.
Perchè la felicità si moltiplica
solo quando viene (con)divisa!!
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Buon primo giorno di Primavera, pasticcioni!!!!!

-Lisa-

{ISPIRAZIONI A TEMA #4 – Matrioshka

Come una matrioska il cuore 
ogni volta che si apre 
un altro più piccolo ne mostra 
e dentro un altro un altro ancora. 
Cosicché ciascuno meno l’ultimo
sia fodero di un altro.
Così l’amore si protegge
e ci consuma.

-Franco Buniotto-

Chi di noi non ha, tra i giocattoli dell’infanzia,
un set di bambole russe?
Le mie matrioske, ancora intatte come quando le ho ricevute in dono,
sono rosse, il mio colore preferito.
E sono diventate una delle mie passioni
non molto tempo fa.
A prima vista, possono apparire grottesche e kitch
ma a ben guardarle sono cosi femminili e rassicuranti!
Ultimamente sono tornate di moda e
io ne voglio approfittare per proporvele in una vasta gamma di idee
(craft e non)
proprio a ridosso dell’8 Marzo
perchè saranno anche un po’ il mio modo di
celebrare le donne
ed in particolare quelle che ogni giorno mi ispirano!

Perciò, stay tuned e….lasciatevi ispirare!!

Vi ricordo che tutte le immagini utilizzate per questo post sono tratte da Pinterest.

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{Che vita sarebbe senza….gli gnocchi?!?

A volte provo ad immaginare a come sarebbe la cucina (e a come sarebbe la mia vita!) se,
nel XVI secolo, gli Spagnoli non avessero portato in Occidente le patate,
scoperte in Perù, Cile, Messico e Bolivia.
Cosa mangeremmo oggi se in Europa avessero continuato a pensare
che le patate fossero un cibo da evitare perchè il loro crescere sottoterra
poteva essere causa di malattie come la lebbra?
E io cosa farei senza i miei piatti preferiti, tutti rigorosamente da preparare con le patate?
Non lo so. So che sarei, però, tremendamente infelice.
Che vita sarebbe senza il Gateau, senza il Puré, senza le Patate Duchessa
o i Crocché, il Frico o…gli Gnocchi???

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Gli Gnocchi di Patate sono decisamente uno dei miei primi piatti preferiti
(e non ce ne sono molti, come sapete sono più per secondi e rosticceria!).
Per me significano Domenica, famiglia, relax.
E Carnevale.
E anche quest’anno ci siamo cimentati nel prepararli in casa!
Non sono perfetti -soprattutto perché sono pigra e quando si tratta di grosse quantità tendo a
non badare molto alla forma quanto al tempo che impiego!
Però sono buonissimi!
E la ricetta arriva direttamente dal ricettario di mia madre, la quale a sua volta
l’ha imparata da sua madre… Pronti a scrivere?

{Gnocchi di Patate}

Dosi per 6 persone

1,2 Kg di patate a pasta bianca, quelle farinose
600 gr di farina 00
sale qb
1 uovo

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Lavate le patate e mettetele in una pentola abbastanza capiente, ricoperte d’acqua.
Ponete la pentola sul fuoco con un coperchio e attendete che le patate cuociano
(facendo la prova della forchetta!).
Una volta terminata la cottura, eliminate l’acqua e private le patate della buccia.
Schiacciatele con l’aiuto di uno schiacciapatate e riunitele in un recipiente
dove dovrete amalgamarle quando sono ancora calde.
Fatele raffreddare.
A questo punto aggiungete di altri ingredienti e lavorate prima con l’aiuto di una forchetta,
poi con le mani.
Passate l’impasto su una spianatoia infarinata.
Prelevate una parte d’impasto e coprite la restante con un canovaccio
per evitare che secchi durante l’attesa.
Iniziate ad arrotolare l’impasto per formare tanti salsicciotti.
Con un coltello a lama liscia ben affilato tagliate i salsicciotti in tanti tocchetti
più grandi o più piccoli a seconda delle vostre preferenze.
Siate omogenei nel taglio poiché gli gnocchi, se di diverse dimensioni, cuoceranno con tempi diversi
creandovi cosi dei problemi.

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Con una forchetta date ai tocchetti di impasto la classica forma arricciata.
Come? Con la mano sinistra reggete la forchetta, tenendola leggermente inclinata.
Con la mano destra, partendo dall’alto della forchetta, fate strisciare gli gnocchi usando indice e medio.
Infarinate gli gnocchi e a mano a mano disponeteli su vassoi di carta, coperti da canovacci.
Terminata questa operazione non vi resta che cuocerli e condirli.
E, ovviamente, gustarli!

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Inutile dirvi quanto sono buoni, gli gnocchi, con il sugo fatto
con la salsa di pomodoro casalinga -preparata alla vecchia maniera,
e ricoperti di mozzarella filante! Estasi pura!
Per fortuna il Carnevale viene solo una volta all’anno…altrimenti a quest’ora dovrei rotolare per spostarmi!
E a proposito di Carnevale…
vi lascio con un piccolo ritrovamento fotografico risalente ai primi anni ’90.

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E con una promessa: prima di martedì vi darò ben due ricette dolci!

Buon weekend!!!!!

{LA MIA SETTIMANA IN 7 SCATTI – 13/19 GEN 2014}

Questo sabato -e questa settimana in generale
sta finendo con una nota malinconica.
Sarà la stanchezza, saranno le preoccupazioni per i cambiamenti che stanno avvenendo nella mia vita,
sarà il periodo, non lo so cosa sarà…
Fatto sta che mentre scrivo mi gira in testa questa canzone splendida
e allora lascio a lei la parola senza dilungarmi troppo
prima di postarvi gli scatti di questi ultimi sette giorni.

{Quello che le donne non dicono – AmichePerl’Abruzzo}

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#1
Ancora non vi ho mostrato il calendario che quest’anno campeggia nella mia cucina…
rigorosamente foodstyle!
Per essere precisa, si tratta del calendario della nota marca di prodotti per dolci Pane degli Angeli.
Non so se avete mai visitato il loro sito web, è delizioso!
Ricco di contenuti, graficamente accattivante e dall’aria un po’ shabby retrò,
mi ha subito riportato indietro negli anni, a quando da piccola giocavo con le codette colorate
e mi divertivo a decorare i dolci con i pagliacci o i pirati di zucchero!
NB. Pane degli Angeli è perfino su Pinterest!! Vedere qui per credere!

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#2
Questa settimana sono tornata bambina più di una volta,
complice anche il raffreddore, che mi ha tenuta a riposo in compagnia di coperte, tisana e…cartoni animati!
Uno dei miei preferiti di quand’ero piccola
è La Pimpa, che ho scoperto esiste ancora!!
Vi lascio immaginare la scena:
io, incantata davanti alla tv, con gli occhi luccicanti tra un eccì e un uuuuh.
Uno spunto banale per ritrovare, ogni tanto, lo spirito e la leggerezza di quando
la più grande preoccupazione della vita
era trovarmi davanti alla tv all’ora esatta in cui cominciavano i miei cartoons preferiti!!

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#3
Questa settimana, diciamolo pure, mi sono coccolata.
Anche a tavola.
Per esempio, con le mie adorate patate fritte!
Era un po’ che non le mangiavo… mi erano mancate un sacco!!!!
Se anche voi le amate, ecco qualche consiglio per una frittura perfetta!

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#4
Un’altra coccola che mi sono concessa questa settimana è stata
la lettura (non ancora terminata, per prolungarne il piacere!!)
del libro ”Regali golosi” di Sigrid Verbert.
Qualcuno forse la conosce già, poichè ha un blog molto carino:
Il cavoletto di Bruxelles.
Qualcun’altro forse l’ha vista in tv, e più precisamente su La5,
dov’è protagonista del programma Il cibo si fa bello.
Io non la conoscevo prima di acquistare (con uno sconto superfantastico!!)
il suo meraviglioso libro.
Edito da Giunti, è una vera chicca per chi, come me, ama preparare regali dolci e salati
per amici e parenti curandone ogni dettaglio, confezione compresa!

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#5
Una delle coccole che amo farmi di più è
dedicarmi alla mia casa.
Per lo più col fai da te, a volte -quando posso- con lo shopping.
Come in questo caso.
Con meno di 8 euro mi sono regalata una coppia di tovaglie,
di un verde chiaro molto romantico e primaverile,
per rinnovare un po’ lo stile dei miei pranzi in famiglia
(di solito incentrati sul celeste o sull’arancione).
Perchè coccolarsi non vuol dire necessariamente spendere una fortuna!

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#6
Questa settimana però non mi sono solo auto-coccolata,
ma ho ricevuto anche le coccole di di un po’ di persone attorno a me,
tra cui questa -che voglio mostrarvi poiché è stata una delicata sorpresa di cui vado molto orgogliosa-
regalatami da una persona che ho conosciuto forse una settimana fa.
La dimostrazione di come un sorriso e una disponibilità alla condivisione
siano la molla per incontri interessantissimi
che possono solo arricchirci.
Prossimamente vi dirò qualcosina in più! 😉

#7
La settima foto di questa settimana… non c’è.
Non perchè non abbia avuto cose da fotografare.
Il motivo è semplice, ed è una sorta di piccola protesta o dissenso o come preferite chiamarlo.
Ogni 17 Gennaio, nel mio piccolo paese, per festeggiare Sant’Antonio Abate,
accendiamo un falò in strada e trascorriamo la serata tra canti, buon cibo e buona compagnia.
E’ una tradizione decennale, diffusa in larga parte qui al Sud (ma so che si fa anche in altre zone d’Italia).
Non ricordo di aver mai iniziato un anno senza ”A’ lamp e Sant’Antuon”.
Mai prima di quest’anno, però.
Perchè a Caserta (e in provincia), pochi giorni fa -con un decreto legge- è stata vietata l’accensione dei falò.
Motivo? L’emergenza roghi dell’ ormai tristemente nota Terra dei Fuochi.
Ora, fermo restando che l’emergenza c’è ed è importante tenere alta la guardia,
trovo davvero ridicolo questo provvedimento e ci tengo a dirlo.
Perchè i roghi tossici hanno continuato a bruciare in questi giorni e gli autori continuano a vivere tranquilli
la loro vita da delinquenti, avvelenandoci.
A noi invece, oltre alla salute, alla libertà e al diritto alla vita, ora vengono tolte anche le tradizioni,
quelle poche cose che ci legano in modo positivo a questa terra.
Lo trovo ridicolo, ingiusto, inutile e sconfortante.
Per questo motivo, siccome avrei dovuto postare la foto del falò
e invece il falò non c’è stato, preferisco lasciare vuoto questo settimo posto.
Augurandomi che non capiti ancora.

Per questa settimana è tutto,
vi lascio con un abbraccio e una coccola.
Che non manchino mai, queste due cose, nella vostra vita di tutti i giorni!!!

-Lisa.

{Come iniziare bene il nuovo anno: barrette di croccante alle nocciole e sesamo}

{Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico 
e come sono contento di essere qui in questo momento, 
vedi, vedi, vedi, vedi, 
vedi caro amico cosa si deve inventare 
per poterci ridere sopra, per continuare a sperare. 
E se quest’anno poi passasse in un istante, 
vedi amico mio 
come diventa importante che in questo istante ci sia anch’io…}

L’anno che è appena terminato
è stato un anno davvero intenso per me.
Cosi intenso da non lasciarmi neanche il tempo
di scrivere un post per fare un bilancio!
Avevo pensato di scriverne uno con tante belle foto,
con una classifica del meglio del 2013,
ma il lavoro e le tradizioni e il cenone
hanno finito col lasciarmi giusto il tempo di
accendere il pc per mandare qualche e mail di auguri!
E’ stato un anno pieno di esperienze nuove,
a volte sfiancante, che mi ha messo davvero a dura prova.
Ma è stato anche un anno di relax, di piccoli grandi piaceri,
di piccole grandi conquiste e passi avanti nella direzione del mio futuro.
Quante incertezze, quanti momenti di disperazione,
ma anche quante persone meravigliose a sostenermi!
Ho iniziato a realizzare qualche progetto,
ne ho messi a fuoco altri per il futuro.
Ho perso una persona cara,
per poi scoprire che non se n’è mai andata davvero se non fisicamente.
E’ stato un anno intenso,
e il 31 dicembre, a mezzanotte,
ho brindato a tutto questo e a molto altro.
Ma soprattutto a me,
e ai miei sogni.
Sogni che profumano d’arancia,
sono colorati di rosso e di bianco (possibilmente a pois)
e hanno il sapore dei dolci che ho imparato a preparare da piccola.
Come il croccante!

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Il croccante è sempre stato per me
il dolce delle serate piovose
passate sul divano a guardare la tv,
quando non hai un dessert in casa
ma quella voglia di qualcosa di dolce
non ti lascia in pace.
Ricordo come fosse ora
quelle sere, dopo cena,
in cui una me stessa in versione mignon
chiedeva ”qualcosa di dolce”
e mia madre metteva sul fuoco un pentolino con lo zucchero,
minacciandomi di non avvicinarmi
perchè potevo bruciarmi col caramello!
Bastavano pochi minuti d’attesa
per avere un dolce degno dei migliori dessert del mondo!
Ancora oggi, quando lo preparo,
torno a sentirmi la ‘bambina’ più fortunata del pianeta!

Per preparare queste barrette di croccante alle nocciole e sesamo,
perfette per accompagnare un caffé bollente
ma anche per riempire la calza della befana,
avete bisogno di:

350 gr di zucchero
250 gr di granella di nocciole
un pugno di sesamo bianco
2 cucchiai d’acqua

Mettete sul fuoco un pentolino con lo zucchero e l’acqua
e con pazienza attendete che lo zucchero si raggrumi.
Con un cucchiaio di legno mescolatelo fino al completo scioglimento,
facendo attenzione a farlo restare sempre di un colore dorato
senza che si scurisca!
Appena ha raggiunto una consistenza fluida
spegnete il fuoco
e versate nel pentolino la granella di nocciole e il sesamo, mescolando.
Facendo molta attenzione a non scottarvi
versate il composto su un foglio di carta da forno adagiato su un tagliere di legno.
Livellate con l’aiuto di una spatola unta d’olio.
Appena si sarà rappreso, con un coltello ben affilato e unto d’olio
tagliate delle listarelle e lasciate freddare.

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Non è meraviglioso?
In fondo si tratta solo di semplice zucchero…!
Per me è una piccola magia,
una delle tante possibili in pasticceria.
Come si fa a non amare questo mestiere?
Il mio 2014 è iniziato proprio cosi,
con la mia più grande passione trasformata finalmente in lavoro.
A volte è davvero dura,
il periodo natalizio è stato estenuante ma,
se ci penso, non vorrei fare nessun’altro mestiere nella vita.
E questo mi da la forza di andare avanti!

Con l’augurio che anche il vostro 2014
dia spazio alle vostre passioni
e vi permetta di realizzare i vostri sogni,
vi lascio la mia colonna sonora di questa settimana.

Buon anno nuovo, pasticcioni!!

{L’anno che sta arrivando tra un anno passerà,
io mi sto preparando: è questa la novità.}

{L’anno che verrà – Lucio Dalla}

-Lisa-