{Aspettando la Pasqua – Brezel del Giovedi Santo dalla ”Grande Enciclopedia della Cucina Curcio”

”Trova il tempo di dare.
È il segreto dell’eterna giovinezza.”
-Cit. Madre Teresa di Calcutta

Ho iniziato a frequentare la parrocchia
all’età di cinque anni, quando ancora non sapevo leggere né scrivere.
Cantavo nel coro e
imparavo le canzoni a memoria, fingendo poi
di leggerle dal foglio che tenevo stretto in mano
mentre in realtà non capivo un accidenti di quello che c’era scritto!
Provavamo in chiesa, di sera.
Le luci tutte spente, solo il nostro angolo era illuminato,
in un’atmosfera reverenziale e un po’ surreale.
Cantavo, ma leggevo anche.
Le preghiere dei fedeli, prima. Le letture, i salmi e le preghiere finali poi.
Quando in terza elementare ho ricevuto la Prima Comunione
conoscevo già a memoria tutte le formule che si dicono nella Santa Messa.
Ho cantato e partecipato a non so quanti funerali, battesimi, comunioni.
Ho preso parte alla gioia e al dolore di tante persone, anche sconosciute.

Fra i banchi della chiesa del mio paese, ci sono cresciuta.
Lì ho conosciuto le mie migliori amiche, ho vissuto le mie prime cotte,
mi sono innamorata. Quel posto, negli anni, è diventato casa mia.
Conosco a memoria ogni angolo di ogni navata.
Potrei camminarci ad occhi chiusi e sapere quali statue e quali dipinti mi osservano,
e quali invece rivolgono lo sguardo altrove.
Nessun posto mi fa sentire cosi a mio agio, al di fuori di casa mia.
Anche se oggi, a venticinque anni, con la dottrina della Chiesa non ci vado poi tanto d’accordo!
E’ una sensazione strana, non semplice da descrivere.

Crescendo ho accumulato tante tradizioni legate
alla vita in parrocchia e oggi, anche se non dedico più
cosi tanto tempo alla vita da cristiana cattolica,
ci sono momenti in cui sento forte il bisogno di farlo.

Come nella Settimana Santa.
Una settimana che, se non fosse per la mia fede,
scorrerebbe via come tutte le altre.
Invece è speciale.
Piena di Storia, di riti, di tradizioni
che amo compiere e far rivivere anno dopo anno.

Il Giovedi Santo è una giornata particolare.
E’ l’inizio della Pasqua.
Nella sera del Giovedi in ogni chiesa
si ricorda l’ultima cena di Gesù.
Quella famosa scena narrata nei Vangeli
che Leonardo Da Vinci,
orgoglio tutto italiano,
ha immortalato con le sue pennellate da maestro.

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Durante quella cena, Gesù ha compiuto un gesto semplice
quanto importante, quello che da millenni si ripete ogni giorno,
in ogni chiesa di ogni Paese del mondo.
Ha spezzato il pane, donandolo.
E donandosi.
Oggi lo facciamo con l’ostia,
ma il concetto resta lo stesso.

Quando ho trovato questa ricetta,
nel volume ”Dolci e Cucina al forno”
della Grande Enciclopedia della Cucina Curcio, datata 1975,
ho avuto subito voglia di provarla.
E’ un pane speciale,
e viene da un gesto altrettanto speciale
legato proprio a questo libro.
E’ un pezzo ‘da collezione’. Di quelli che si trovano nelle cucine delle nonne.
Le mie nonne però le ricette le appuntavano su piccoli quaderni di fortuna,
di libri di cucina non me ne hanno lasciati.
Questo qui mi è stato gentilmente dato in prestito
da una signora del mio paese che,
sapendo della mia passione,
me l’ha messo a disposizione,
pensando potesse tornarmi utile.
Un dono piccolo, semplice,
ma che secondo me incarna perfettamente lo spirito della Pasqua.

Senza altri giri di parole,
passo alla ricetta,
con due piccoli appunti:
ho seguito passo passo le istruzioni del libro
(tranne che per la dose del lievito)
e nonostante il risultato sia delizioso,
mi sono accorta che non resta tale per più d’un giorno.
Farò prossimamente nuovi esperimenti
con questa ricetta ma
intanto vi scrivo l’originale…Giovedi Santo è vicinissimo!!
Per chi volesse scoprire l’origine e la storia dei brezel, basta cliccare qui!

{BREZEL DEL GIOVEDI SANTO}

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500 gr di farina (senza specifiche. Io ho miscelato in parti uguali farina 00 e 0)
25 gr di lievito di birra fresco (io ho dimezzato la dose e allungato i tempi)
40 gr di zucchero
un bicchiere di latte tiepido
una presa di sale
75 gr di sugna

In una ciotola, preparate il pre-impasto
con un po’ di farina, un cucchiaino di zucchero,
il lievito sbriciolato e un po’ di latte.
Lavoratelo un po’, poi lasciatelo lievitare in un luogo riparato,
coperto, per almeno un quarto d’ora.
Poi riprendete la pasta e aggiungete tutto ciò che resta
degli ingredienti. Dovete ottenere un impasto
morbido ma ben sodo (se avete necessità, aggiungete dell’acqua).
Sarà pronta quando, lavorandola, si staccherà dalle pareti della ciotola.
A questo punto va lasciata lievitare.
Io ho aspettato che raddoppiasse di volume,
anche se il libro diceva di dare all’impasto mezz’ora di lievitazione
avendo una dose molto alta di lievito
(che come avete visto io ho dimezzato).
Preferisco lievitazioni lunghe, ed impasti meno carichi di lieviti.
Quando l’impasto ha raggiunto il punto giusto di lievitazione,
su una spianatoia,
formate dei salsicciotti lunghi circa 40 cm e dello spessore di un mignolo.
Date loro la forma classica dei Brezel.
Disponeteli quindi su una teglia con carta forno e
infornateli a 200°C dopo aver spennellato la superificie
con dell’acqua salata e averla cosparsa con un po’ di sale grosso.

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Durante la cottura (all’incirca mezz’ora)
spennellateli ancora un paio di volte
con l’acqua salata.

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Con questa ricetta, che profuma di famiglia, di tradizioni e di generosità
vi auguro di vivere questi giorni
e -più in generale- la vita intera come un dono prezioso.
Condividendo, sempre.

Lisa.

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