{Jesi in un weekend di pioggia e la mia ”famiglia scelta”.

”Gli amici sono la famiglia che ti scegli” [Patch Adams] La mia famiglia scelta (o almeno, parte di essa) vive a Jesi, la cittadina che mi ha vista nascere e di cui, senza rendermene davvero conto, mi porto tante cose dentro. … Continua a leggere

{SIGEP 2015 – Lisa nei panni di ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’!}

Ho pensato a lungo a come scrivere questo post. Ci sarebbero centinaia di modi diversi per descrivervi un evento importante come il SIGEP (Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria e Panificazione artigianali) Io ho scelto di far parlare soprattutto le immagini. Non … Continua a leggere

{AGROPOLI DA SCOPRIRE – PARTE II}

Non ho dimenticato la promessa…
Dopo il primo post per raccontarvi le mie vacanze estive,
ecco la seconda parte del racconto!

Stavolta però ci spostiamo a Paestum,
frazione di Capaccio, a circa 30 km da Salerno.
Una città piena di storia, di cultura, di tradizioni!
Una città che nel 2013 è stata visitata
da quasi 250.000 persone dirette agli scavi archeologi,
portando introiti per oltre 730.000 Euro…e scusate se è poco!
Scavi e Museo annesso sono stati il 24esimo sito più visitato d’Italia lo scorso anno!
Sono orgogliosa di poter dire, finalmente, di esserci stata e
di potervi mostrare le bellezze che ho potuto ammirare…

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Anche se le foto non rendono del tutto l’idea
della vastità di questo posto,
del profumo dell’aria pregna di Storia,
dell’emozione che si prova nel trovarsi dinanzi
reperti con migliaia di anni
che ti fanno sentire cosi piccolo e insignificante rispetto al resto…
Io ci provo!

Ad accoglierci all’arrivo a Paestum,
la cinta muraria.
Quasi 5 km di doppio strato di pietra con torri e
quattro porte d’accesso alla città
dai nomi semplicemente splendidi:
a Est c’è ‘Porta Sirena‘,
a Sud ‘Porta Giustizia‘,
a Ovest ‘Porta Marina‘ e
a Nord ‘Porta Aurea‘.

Una volta entrati in città, prima tappa: Il Museo Archeologico.
Una enorme vetrina in cui sono sistemati tutti i reperti
rinvenuti durante gli scavi,
inaugurato nel ’52 e oggi attivissimo,
uno dei musei meglio organizzati che abbia mai visto!
Il biglietto Museo+Parco Archeologico costa 10 Euro a testa,
e noi, siccome non sappiamo farne a meno,
abbiamo anche preso una guida -completa e davvero ben fatta!- a soli 5 Euro.
Insomma, il costo minimo di un’uscita al sabato…!

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Il percorso, lineare e mai noioso, conduce attraverso tante epoche diverse e
lo fa senza mai abbandonare a sé stesso il visitatore.
Descrizioni dettagliatissime, enormi pannelli con citazioni,
documenti e spiegazioni video (senz’audio, per non infastidire!)
coccolano letteralmente chi decide di
fare questo viaggio nel Tempo.
Il contenuto? Indescrivibile…
Ho scattato molte foto, per non dimenticare nulla,
ma il post diventerebbe troppo lungo.

Vi assicuro che ce n’è per tutti i gusti:
armi ed armature, statue votive, monete,
tombe e mummie,
corredi funebri, gioielli e manufatti di ogni tipo,
sculture e bassorilievi,
strumenti musicali, proiettili rudimentali, ex-voto,
fossili di animali… insomma, qualsiasi sia la vostra passione
troverete di sicuro qualcosa che la richiami!
Pensate che ho potuto ammirare persino uno
stampo per focacce risalente al IV secolo a.C.
(la trovate nel foto-collage sopra!)
Ero emozionata come a Natale!

Dopo aver visitato il Museo,
trovarsi dinanzi i meravigliosi Templi è
un’emozione due volte più forte!
Avendo un’idea un po’ più precisa
di com’era la vita ai tempi dei Greci,
è stupendo camminare fra il santuario e la piazza del mercato,
poter entrare nelle abitazioni,
passeggiare accanto alla piscina…
NB: Munitevi di cappello e acqua se andate (come me!) ad Agosto…
Il sole picchia forte in quell’immenso pezzo di Storia!

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E’ stata una bella passeggiata,
stancante si, ma piena di soddisfazioni.
Ad ogni passo un ”Uuuuh! Guarda qui!”
ci faceva spalancare gli occhi!

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E poi, in mezzo a tutto quel verde,
una sorpresa: un roseto!
E non uno a caso…

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Delle Rose di Paestum
hanno parlato molti poeti latini e,
non ultimo, anche Virgilio.
Una rosa, quella pestana, che in antichità
era usata per il rosaceum, un olio impiegato per cosmetici, profumi e alimentari
e per il rosatum, un vino che richiamava il profumo di queste rose,
le quali fiorivano anche d’autunno ovvero
in pieno periodo di vendemmia.
Una rosa estinta, o quasi.
Salvata in extremis, è una specie che ha circa 40 milioni di anni!
Non si trova facilmente e
il profumo che ho respirato avvicinando il naso a quei boccioli
io non lo dimenticherò mai…

Dopo la visita al Parco Archeologico,
sosta per i souvenirs e… un piccolo fuori programma:
una sposa in procinto di salire all’altare
in una chiesetta che definire pittoresca è poco!

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Per concludere questa giornata culturale, gelato!
E non uno qualsiasi…
Se per caso vi trovate in zona, non lasciatevi scappare
quest’azienda immersa nel verde: Il Granato è un caseificio
presso il quale potete gustare deliziosi Yogurt e Gelati
preparati con latte di bufala,
comodamente stesi sull’erba soffice.
Che spettacolo, ragazzi!

Il mio viaggio si conclude qui,
ma c’è ancora qualcosa che voglio mostrarvi…

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Quando guardo un tramonto e mi emoziono,
non mi domando a che velocità gira la terra o
a che distanza è il sole o quanto sono grandi.
Amo quel momento. Punto.
Non c’è da capire, c’è d’amare.

Cit. Fabio Volo

{Agropoli da scoprire – Parte I}

E’ strano come
un posto possa cambiare cosi tanto
a seconda di quanto cambiamo noi.
Mi spiego:
ero stata ad Agropoli nel 2008,
io ero una ragazzina alla scoperta di me stessa,
delle mie passioni, di cosa volevo fare nella vita e 
passavo di striscio accanto alle cose e alle persone
senza dar peso a tanti dettagli che, 
se solo avessi guardato bene, mi avrebbero dato risposte a domande
che mi sono posta per anni. 
Avevo i capelli lisci, e rossi.
Frequentavo Lingue, a Napoli.
Non avevo la fissa per la fotografia.
Non sapevo ancora che un giorno avrei fatto la pasticciera.
E Agropoli allora mi piacque ma 
negli anni non aveva lasciato in me un segno molto profondo.

Visitando Agropoli oggi, a 26 anni compiuti di fresco, 
con le idee leggermente (ma non troppo!) più chiare e 
con una passione per la vita
decisamente più radicata di prima,
ho scoperto una nuova città.
Un posto in cui probabilmente vivrei volentieri.
Agropoli è per chi in vacanza vuole rilassarsi ma
anche provare a fare cose nuove;
per chi ama scoprire nuovi sapori;
per gli appassionati di storia, di arte, di cultura;
per chi adora mangiare gelati;
per gli amanti dei gatti, dei libri e dei mercatini;
per chi vuole fare tiro con l’arco, equitazione o semplicemente pattinare.
Questa è Agropoli…

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Se siete curiosi di scoprire perchè si chiama cosi, 
a che epoca risale, 
a quali guerre è sopravvissuta o
qual è la storia del suo bellissimo Castello Aragonese, io vi consiglio di cliccare qui.

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Giardino e teatro all’aperto,
il bellissimo Castello,
che si affaccia sull’altrettanto bellissimo mare di Agropoli, 
ospita anche bellissime mostre… 

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Ma il bello di questa visita non è solo la meta,
bensì la passeggiata per raggiungerla!
Salendo gli scaloni che permettono di arrampicarsi sul promontorio
si fanno davvero ottimi incontri…

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Prima di arrivare al Castello, 
sosta obbligatoria nella Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli
Non solo è il cuore della città ma
anche il posto ideale da cui godere della vista del porto -indimenticabile al tramonto 
e illuminato da mille lucine di notte, come un presepe.

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Ovviamente non ho visitato solo chiese e castelli 
in queste due settimane… mi sono dedicata molto anche al cibo!
Sapevate che ad Agropoli è tipica la ”pizza nel cestino”?
Io l’ho mangiata una sera alla Pizzeria U ‘ Sghiz.
E’ diversa dalla classica pizza tipica di Napoli,
ma ugualmente gustosa e viene servita
già tagliata in quattro spicchi, in un cestino di vimini,
da mangiare con le mani!
Se passate, fermatevi a vedere il Pozzo dei desideri,
con la sua antica leggenda di principi e principesse…

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Se avete solo voglia di uno sfizio,
da condividere con gli amici o con la dolce metà
mentre salite al Castello,
allora dovete assolutamente fare tappa alla Cuopperia Saracena!
Per pochi euro (e con un po’ di pazienza, vista la fila!)
gusterete saporiti cuoppi di frittelle, verdure in pastella, frittura di pesce.

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Per concludere, il dolce. 
Ho assaggiato diversi gelati (oltre che cornetti, graffe…)
e vi consiglio vivamente di non perdervi quelli di Belinda.
Seduti ai loro tavolini colorati, in pieno centro città ma a due passi dalla spiaggia
si ha la percezione di non poter desiderare nient’altro dalla vita!

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E se il gelato vi piace gustarlo
seduti comodamente sulla poltrona, in balcone o dopo cena
basta chiederlo da portare e…guardate un po’!
Adoro il loro packaging! ❤

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 Se siete fortunati, poi, 
passeggiando per le strade del centro storico,
tra le bancarelle di libri, artigianato e dolciumi antistanti la Chiesa della Madonna delle Grazie,
il Teatrino delle Marionette e i colorati negozi tipici dei luoghi di villeggiatura,
vi imbatterete in qualche rappresentazione in costumi d’epoca,
con tanto di sbandieratori e banda musicale…

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Nel caso in cui non vi avessi ancora convinto a scegliere Agropoli
per il vostro prossimo viaggio, fate un salto qui sul blog nei prossimi giorni,
per la seconda parte del foto-reportage delle mie vacanze…
vi aspetto! ❤ 

{Vico Equense in 48 ore – Foto-reportage di un viaggio improvvisato!}

Chi viaggia senza
incontrare l’altro non viaggia,
si sposta.

(A. David-Néel)

Un po’ non è mai stato nel mio stile di vita,
un po’ la crisi ha fatto il resto,
fatto sta che io vacanze lunghe non ne ho mai fatte.
Una settimana è stato il mio record personale,
ma più spesso dormo fuori solo due notti
e in poche ore concentro
quante più attività possibili.
Questo -negli ultimi anni- mi sta permettendo di
conoscere molti posti nuovi.
Nessuno bene come vorrei, è vero,
ma confido in futuro di poter ritornare
in quei luoghi che mi hanno colpita di più!

Ora il mio modo di viaggiare è proprio come me:
veloce, pieno, eclettico, stancante, un po’ folle.
Cerco di mettere insieme quante più cose possibili
cosi mi ritrovo a vedere un museo archeologico,
un mercatino dell’usato, un concerto e il mare tutti in 24 ore,
tutto di corsa (ma niente in modo superficiale).
In valigia ormai metto di tutto,
perché non so mai cosa potrebbe servirmi
tra un posto e l’altro da vedere!
E cosi è stato anche l’ultima volta, quando sono stata
nella meravigliosa Vico Equense.

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All’arrivo, devo dirlo, ci ha un po’ spiazzate il fatto che
la città si snoda su una sola lunghissima strada panoramica,
che percorsa tutta senza possibilità di fare inversione e
su cui la numerazione civica è un po’ sballata.
Insomma, ci è voluto un po’ a trovare il nostro alloggio…

Abbiamo soggiornato in un piccolo albergo a conduzione familiare,
L’Ulivo Resort,
e il comfort della struttura,
l’ambiente caloroso e
la gentilezza dei proprietari hanno davvero
fatto la differenza in questo viaggio!

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La prima tappa del nostro viaggio -causa deformazione professionale!
non poteva che essere gastronomica.
L’Università della Pizza, meglio nota come Gigino – Pizza a metro 
è stata una scoperta piacevolissima!

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Se a qualcuno, l’ambiente potrà sembrare un po’ vecchiotto
e da rimodernare, a me invece ha molto colpito.
Mi sono trovata a mio agio ed è stato
la cornice perfetta alla squisita pizza che ho mangiato.
E sapete che di pizze ne ho mangiate in vita mia….

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Ci è talmente tanto piaciuto cenare lì…
che ci siamo tornate a pranzo!
E uno dei lati positivi è stato l’avere la luce giusta per le foto!!

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Ci è costato un po’, ma credetemi se vi dico che ne vale la pena!
Il servizio è stato impeccabile e io,
quella mozzarella in carrozza, la sto ancora sognando!!!
E quale modo migliore di smaltire le calorie
di una passeggiata nei vicoletti della città?
Vico Equense ha angolini davvero suggestivi,
intervallati da caratteristici negozi
(un po’ fuori dalla mia portata, ma con delle vetrine molto piacevoli da ammirare!).

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Tra un negozio ed un museo,
abbiamo scelto di visitare una chiesa su tutte,
l’Ex Cattedrale, intitolata alla Santissima Annunziata.

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A strapiombo sul mare,
Barocca all’esterno e Gotica all’interno,
è stata una tappa indimenticabile.
Quando in una delle navate ho trovato anche
l’icona della mia Santa protettrice, di cui porto il nome,
ho lasciato il cuore lì!

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Ultimo, ma solo per non rubare la scena al resto, il mare.
Un mare meraviglioso,
in cui non ho potuto bagnarmi a causa della
nuvola di Fantozzi che ci ha seguite in viaggio
ma in cui ho ripromesso di andarmi a tuffare quanto prima!!

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Se state pensando di farci un salto, non perdetevi inoltre:

-il Museo Archeologico 

-la Biblioteca Civica

Una cosa che ho imparato nei miei primi viaggi
è che per quanto possano colpirti i luoghi e i panorami e i monumenti,
a volte bisogna girare l’obiettivo della macchina fotografica
e immortalare anche le persone.
I compagni di viaggio, i passanti, coloro che si incontra sul cammino.
I sorrisi, le mani, gli occhi.
Perchè se anche un giorno
dovessimo dimenticarci un luogo,
sicuramente riguardandoci in foto
non dimenticheremo mai come quel posto ci ha fatto sentire!
Ed io, a Vico, sono stata felice!

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{Weekend di fine inverno e una ricetta da regalare: il babà rustico!

La neve possiede questo segreto:
ridare al cuore quell’alito di gioia infantile
che gli anni gli hanno impietosamente strappato.
Antonine Maillet

Prendete un sabato di fine Febbraio, in Campania.
Prendete quattro amici e 48 ore libere.
Aggiungete una casetta in montagna,
miscelate con una bella provvista di cibo
e non dimenticate la fotocamera…
e il gioco è fatto!
Basta poco, vero?
E’ cosi.
Basta davvero poco a trascorrere un weekend indimenticabile!
A fare da sfondo e da vero protagonista
il meraviglioso paesino di Morcone (Benevento).

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Abbarbicato sulle falde del Monte Mucre, una diramazione del Matese,
Morcone si affaccia sulla valle del fiume Tammaro e fa parte
della provincia di Benevento dal 1861.
I resti dell’insediamento sul quale però fu edificato il paese
risalgono addirittura al V secolo a.C.!

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I ruderi del Castello che dominano la valle dall’alto invece risalgono al X secolo.
Ancora in piedi, la suggestiva porta d’ingresso è la parte conservata meglio.

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A pochi passi dalla casa in cui sono stata ospite,
la chiesa di Santa Maria de Stampatis, anche detta Santuario della Madonna della Pace.
L’interno, a tre navate, accoglie diverse statue e affreschi
fra cui l’effige della Madonna della Pace portata lì
nel XII secolo dagli abitanti della contrada Stampa.

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I due giorni in montagna sono letteralmente volati,
tra passeggiate con la fotocamera pronta a immortalare ogni dettaglio,
la cena davanti al caminetto acceso per riscaldarci,
il giro al mercato della domenica mattina e…
la scoperta della neve a pochi chilometri da noi!
Che sorpresa è stata!
Appena intravisti i primi sprazzi di neve lungo la strada deserta,
siamo tornati indietro di almeno quindi anni a testa e…

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E ancor più bello è stato
tornare a casa a scaldarci
col fuoco scoppiettante
e il profumo della carne cotta sulla brace!
Abbiamo preparato un pranzo coi fiocchi,
e non ci siamo fatti mancare nemmeno il dolce,
comprato nella pasticceria locale!

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La ricetta che voglio darvi oggi, però,
è una ricetta di mia madre
che io uso spesso per preparare qualcosa di buono
da portare con me quando sono ospite.
E’ la ricetta del Babà Rustico.
Un babà speciale, morbido e succulento,
ripieno di formaggi e salumi (quelli che preferite).
Un rustico che, sin dalla prima fetta, conquisterà
i palati di tutti coloro ai quali lo farete assaggiare!

-Babà rustico- 

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Ingredienti:
500 gr di farina 00
2 cucchiai di zucchero semolato
1 cucchiaino di sale
6 uova medie
acqua tiepida qb
30 gr di lievito di birra fresco
100 gr di margarina (o olio di oliva e semi di mais)
latte qb
parmigiano grattugiato qb
300 gr tra prosciutto cotto, mortadella e formaggio (quello che preferite)
erbe (a piacere)

In una ciotola capiente,
impastate tutti gli ingredienti tranne salumi e formaggio, sciogliendo il lievito nell’acqua tiepida.
Quando il composto è abbastanza morbido (la consistenza dev’essere quasi liquida)
aggiungete i salumi e il formaggio a cubetti, amalgamate e poi tirate la pasta con le mani,
lavorandola in questo modo per qualche minuto.
Mettete l’impasto in uno stampo per torta babà
o comunque in uno stampo a ciambella imburrato
(o ancora, negli stampini per babà monoporzione, sia grandi che mignon).
Lasciate lievitare almeno un paio d’ore, finchè l’impasto non raddoppia di volume
poi cuocete a 180°C per circa 40 minuti.
Sfornate e lasciate intiepidire
poi sformate e capovolgete.

{Letture e Pasticci – Gli ingredienti segreti dell’amore di N. Barreau

Ho scoperto ‘Gli ingredienti segreti dell’amore’ la scorsa estate,
mentre ero in vacanza a Capitello, un piccolo borgo del comune di Ispani,
che si affaccia sul meraviglioso Golfo di Policastro.

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Da lettrice onnivora quale sono, non c’è vacanza in cui non scovi edicole e bancarelle di libri,
perché per me relax fa rima (anche) con lettura.

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Cosi, in questa piccola edicola sul lungomare, tra un Super Santos e una Settimana Enigmistica,
i miei occhi sono caduti sulla ragazza vestita di rosso che, in copertina,
passeggia all’ombra della Tour Eiffel.
‘La felicità è un cappotto rosso con la fodera a brandelli’
Inizia cosi, con questa citazione di Julian Barnes.
Duecentotrentanove pagine di pensieri, imprevisti, avventure, misteri e ricette.
Il volume, infatti, si chiude con un intero menu –dall’Insalata di valeriana al Parfait à l’òrange.
E’ il Menu d’amour di Aurélie, la proprietaria di un piccolo ristorante in rue Princesse a Parigi, Le Temps des cerises, nonché protagonista di questo romanzo.
Aurélie è una sognatrice.
Forse per questo mi sono bastati appena dieci minuti per affezionarmi al suo personaggio.
Colleziona pensieri appiccicandoli alle pareti della sua camera, si regala fiori quand’è triste e ama leggere.
L’avventura inizia quando in una piccola libreria scopre un romanzo di cui sembra proprio essere la protagonista! Più legge e più si accorge che l’autore, venuto in visita al suo ristorante, ha costruito tutto il romanzo su di lei. E cosi inizia a domandarsi chi sia, quando l’abbia conosciuta e come mai lei non sappia niente di lui! E siccome la curiosità è donna, inizia la ricerca!
Dapprima l’autore della sua storia sembra introvabile.
Poi finalmente riesce a stabilire con lui contatto mediante il suo editor, Adam.
Quando però è il momento di conoscersi di persona, qualcosa va storto e… tutto diventa un mistero!
Forse Aurélie non conoscerà mai l’autore misterioso, o forse lo conosce già…quello che è certo è che la storia raccontata in questo romanzo ha tutti gli elementi giusti per tenervi svegli a leggere fino a notte fonda!

‘L’anno scorso, a novembre, un libro mi ha salvato la vita. Una cosa alquanto improbabile, lo so.
Alcuni potrebbero considerarla un’affermazione esagerata, perfino melodrammatica. Eppure è la verità.’

Solo chi ha toccato con mano il potere di un libro può capire fino in fondo il significato di una frase del genere. Perché un libro non è mai solo un insieme di pagine. E’ un pezzo di vita, un gradino in più sulla scala della conoscenza –di sé e del mondo. E’ un’avventura che non finisce con l’ultimo capitolo, è un viaggio che può condurre ovunque.

‘La prima frase di un libro è come il primo sguardo tra due persone che non si conoscono’

Lo capisci subito quando un libro non è solo un semplice libro ma il libro che ti cambierà la vita.
Basta leggere le prime righe per rendertene conto e tutto quello che viene dopo è
solo l’inizio della svolta.

Questo libro è stato per me un perfetto compagno di viaggio: nei pomeriggi di pioggia che mi hanno costretta a restare in casa, sulla spiaggia al tramonto, in treno verso casa. Mi ha tenuto compagnia come un amico e, ogni volta che lo riapro per rileggere le frasi che ho segnato a matita, ritrovo un po’ di quei meravigliosi paesaggi di cui mi sono riempita gli occhi e il cuore.
Mi basta chiudere gli occhi per ritrovarmi di nuovo lì, col caftano e le infradito, la pelle dorata e i capelli increspati dalla salsedine, immersa in un viaggio nel viaggio.

Per chi volesse scoprire se ‘Gli ingredienti segreti dell’amore’ è il libro che gli cambierà la vita, ecco tutto quello che c’è da sapere:

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Gli ingredienti segreti dell’amore
di Nicolas Barreau
Edito da Feltrinelli nella collana Universale Economica
239 pag, 8,00 euro
Titolo originale dell’Opera: DAS LACHELN DER FRAUER

Per chi ama accompagnare la lettura con un piccolo peccato di gola,
io suggerisco dei semplici e rustici quadrotti di frolla al cioccolato e pistacchio.
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Per realizzarli potete utilizzare la vostra ricetta di pasta frolla preferita.
Basterà aggiungere del cacao (la quantità di cacao è da sottrarre a quella della farina)
e del cioccolato al pistacchio tagliato grossolanamente.
Sono semplici e veloci da preparare ma, vi assicuro, ad alto tasso di soddisfazione quando
–immersi nella lettura- allungate la mano al vassoio e li iniziate a sgranocchiare. 


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Non mi resta che augurarvi una buona lettura!!!

{E alla fine arrivano gli struffoli!}

”Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:
<<Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo.>>
[…] Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva,
finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”

-Vangelo secondo Matteo-

Siamo giunti così alla fine di queste festività natalizie.
Festività che -a mio avviso- quest’anno sono state austere,
più semplici e meno frenetiche degli anni passati,
meno consumistiche e forse più dedicate alle cose importanti:
le persone care, l’aiuto nei confronti di chi è in difficoltà, il benessere psicologico.
Ora che è giunto il momento di riportare le decorazioni in soffitta,
di rimetterci in riga con la dieta e
di riprendere a risparmiare qualche soldino,
non dimentichiamo di portare però
un po’ di questo spirito natalizio con noi per il resto dell’anno!
E per salutare le festività appena trascorse,
quale modo migliore di un post folklo-spiritual-culinario?
In parole povere, voglio parlarvi di due tradizioni della mia terra:
una -il presepe vivente- è una new entry delle mie festività:
l’ho visitato quest’anno per la prima volta e
ne sono rimasta affascinata.
L’altra -gli struffoli- sono un must in casa mia a Natale!
Ma andiamo con ordine…

Vaccheria è un antico borgo della mia città, Caserta.
Risale alla fine del 1700 e fu costruito per volere di Re Ferdinando IV di Borbone.
Ha una storia molto bella, che vi consiglio di leggere se avete qualche minuto:
basta cliccare qui.
In questa frazione (che nelle sere d’estate
viene presa d’assalto dai giovani in cerca di frescura
e di un posto in cui stare tutti insieme a bere qualcosa o chiacchierare)
d’inverno rivive una splendida tradizione: il presepe vivente del ‘700 napoletano.
Giunta alla quindicesima edizione,
questa manifestazione allieta le festività natalizie di casertani e turisti e,
finalmente, dopo quest’anno posso dire anch’io d’averlo visto!

L’atmosfera è magica:
ambiente rurale, musiche natalizie, personaggi in abiti di seta di San Leucio,
riproduzioni fedeli di case e botteghe, animali da cortile (e non!),
dettagli curatissimi.
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Passeggiare fra gli stands settecenteschi
è come fare un salto nel tempo di secoli,
per immergersi nella realtà dei nostri avi:
niente energia elettrica, solo il fuoco per riscaldarsi,
il bucato lavato in catini all’aria aperta,
i bambini lasciati liberi di correre e giocare in strada.

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Tra le grida dei venditori ambulanti del mercato rionale
e il profumo delle caldarroste,
si riscoprono poi gli antichi mestieri, molti ormai estinti.
E cosi, d’improvviso, capita di ritrovarsi accanto a un lama.
O ad ascoltare un angelo cantare ”Quand’ nascette ninno”.
O ancora, a danzare al suono dei tamburelli.

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Per finire poi col giungere davanti alla grotta della natività.
Il cuore della rappresentazione,
illuminato a giorno
e pieno di gioia e di allegria.
Uno spettacolo da far scoppiare il cuore!

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Che dire?
Visitatelo, se potete. Domani è l’ultimo giorno di rappresentazione,
se siete in zona non dovete perderlo!
All’uscita, nella piazza antistante la chiesa del paese,
troverete anche dei bellissimi stands gastronomici con prodotti tipici
e golosità sia dolci che salate!
E a proposito di dolce…
Ecco la seconda tradizione che ci tenevo a mostrarvi: i miei struffoli!
Una ricetta semplice, di quelle tradizionali,
che si complica un po’ solo in fase di cottura
(ma mi sono documentata e a quanto pare è un problema comune
a tutti coloro che affrontano questa ricetta!).

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Anche se sono tipici della Campania, pare che gli struffoli non siano stati inventati qui
bensì nella Magna Grecia.
Lo stesso nome è greco e significa ‘di forma tondeggiante’.
A casa mia fare gli struffoli è un evento
e mi piace coinvolgere le amiche e in genere le persone che amo:
zie, nonne, conoscenti.
Ognuna ha il suo compito:
c’è chi arrotola, chi taglia, chi setaccia e chi frigge.
Io fotografo e… assaggio! =)

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Ecco qualche trucco per degli struffoli perfetti:

1. Quando li arrotolate, niente farina. Altrimenti l’impasto scivola e diventa una mission impossible.
2. Quando li tagliate, farina come se piovesse. Altrimenti si attaccano e amen.
3. Quando li friggete, olio ben caldo e tanta pazienza: la quantità di uova contenuta nell’impasto
e la farina che si deposita nella pentola
creano sempre un bel po’ di schiuma
e bisogna essere pronti e ben attenti per ottenere un buon risultato!

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E’ curioso come in ogni regione italiana lo struffolo assuma un nome diverso:
nel Lazio è la CICERCHIATA,
in Basilicata e Calabria la CICERATA,
in provincia di Taranto sono i SANNACCHIUDERE,
a Lecce si chiamano PURCEDDUZZI.

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Io li adoro caldi, appena fritti, senza nessun ‘condimento’.
Ma la tradizione li vuole immersi nel miele caldo con i canditi,
i confettini colorati e la frutta secca glassata col cioccolato.
Quello che è certo è che in qualsiasi modo li vogliate gustare,
gli struffoli sono una tentazione a cui non si può resistere:
uno tira l’altro!!

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E, prima di lasciarvi,
ecco la mia ricetta!
E’ quella classica, ma con una piccola variazione: l’aggiunta di lievito per dolci
che li rende croccanti fuori ma morbidi dentro (anche dopo settimane!!).
So che avrei dovuto scrivervela almeno un mese fa ma
mi auguro che la conserverete per provarla al prossimo Natale:

600 gr di farina 00
un cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale
80 gr di olio di semi
3 uova intere e 2 tuorli
la scorza grattugiata di un limone non trattato
un cucchiaino di lievito in polvere
anice q.b.

Disponete gli ingredienti a fontana sul piano da lavoro e
lavorateli prima con una forchetta poi con le mani.
Quando l’impasto sarà ben omogeneo e sodo
avvolgetelo nella pellicola per alimenti e lasciatelo riposare qualche ora in frigo.
Trascorso il tempo stabilito
tagliate l’impasto e arrotolatelo sul piano da lavoro
fino ad ottenere tante stringhe
da tagliare -come gli gnocchi- con l’aiuto di un coltello a lama liscia e ben affilato.
Gli struffoli devono essere piccoli,
perchè in fase di cottura tendono a gonfiarsi.
Infarinateli bene e disponeteli su vassoi di carta o plastica, coperti con canovacci puliti.
Quando siete pronti per la cottura,
setacciate gli struffoli per eliminare la farina in eccesso.
Per friggerli, in una pentola alta e capiente mettete un paio di litri di olio di semi
(meglio se d’arachide)
e fatelo scaldare bene.
Se non avete un termometro, basterà tuffare uno struffolo:
se sale subito a galla allora l’olio è alla giusta temperatura!
Friggete gli struffoli pochi per volta.
Saranno pronti quando ben dorati.
Scolateli e adagiateli su carta assorbente.

Per condirli:
Sciogliete in una pentola capiente
250 gr di miele con la buccia grattugiata di tre arance non trattate
e canditi a piacere.
Tuffate gli struffoli, mescolateli con un cucchiaio di legno e
con l’aiuto delle mani bagnate
disponeteli nei piatti cercando di ammucchiarli.
Decorate con codette, gocce di cioccolato e canditi.

Non mi resta che augurarvi un buon ritorno alla routine quotidiana.
Un nuovo anno è cominciato,
tante nuove esperienze ci aspettano…
carpe diem!!!!