{Letture e Pasticci – Come ho scoperto Simonetta Agnello Hornby}

I migliori incontri, si sa, avvengono sempre per caso.
E’ stato cosi anche il mio incontro con questa scrittrice italiana
(palermitana, per la precisione) che dal 1970 vive a Londra e
scrive libri da più di 15 anni. Sono ”inciampata” nel suo
”La cucina del buon gusto”
(scritto a quattro mani con Maria Rosario Lazzati)
poco prima di partire per il mare, la scorsa estate.

[Preciso che sono partita con in valigia
5 libri -tutti estremamente diversi,
e sul posto poi ne ho acquistati altrettanti!]

Però questo qui mi ha colpita in modo particolare.
L’ho letto d’un fiato, in pochissimi giorni (e anche notti)
e quanto ho sottolineato!
Non me l’aspettavo ma è stato
un punto di partenza per tante riflessioni, anche a voce alta.
Un effetto simile,
attutito un po’ dal fatto che non fossi in vacanza
e non potessi dedicarvi tutto il tempo che volevo,
me l’ha fatto anche ”Un filo d’olio”,
Questa volta c’è stato lo zampino però
della collana ”Storie di Cucina” del Corriere della Sera,
di cui su Instagram tanto si è chiacchierato!

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E’ stato cosi che sono entrata
nella cucina (o meglio, nelle cucine)
di Simonetta Agnello Hornby
e ho scoperto cosi le tradizioni siciliane
e la storia della sua famiglia.
Ne sono rimasta letteralmente affascinata!

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La Cucina del Buon Gusto
è un viaggio -attraverso le pietanze e gli usi a tavola,
il galateo, l’arte della spesa, il ruolo della cucina nella Storia.
Scritto in modo squisito,
anche in quei passaggi un po’ difficile da condividere pienamente,
racconta bellissime ricette, le arricchisce con aneddoti,
e ne descrive alcuni passaggi tanto bene
da dare l’impressione di essere lì, mentre sta avvenendo il tutto.
Vorrei riportarvi qualche frase,
ma ho ridotto questo libro a un campo di battaglia
sottolineandolo tutto e proprio non saprei scegliere!
Magari ve ne lascio un paio su tutte!
In 278 pagine, Simonetta Agnello Hornby
ci descrive il suo passaggio dalla cucina siciliana a quella inglese,
parla di panificazione, ci racconta i suoi riti,
condendo il tutto con storie di famiglia e
lasciando spazio, il giusto, alle incursioni di Maria Rosario.
Non senza l’aggiunta di menù e ricette,
riportate con dovizia di particolari.

”Il legame tra terra, prodotto, pentola e piatto in tavola
dava un senso alla vita e accendeva tutti i sensi.”

”La tradizione non deve essere immobilizzata ma tutelata
e l’arte della cucina, come tutte le arti, deve evolversi in modo sano.”

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Un filo d’olio 
invece è una vacanza estiva in Sicilia, dal 1950 in poi,
in compagnia di Simonetta Agnello Hornby
allora bambina e via via adolescente,
e della sua famiglia (nel senso più ampio che riusciate ad immaginare).
Per una come me, che in Sicilia non c’ha mai messo piede,
è stata una lettura intensa e intrigante!
Coinvolge tutti i sensi,
risvegliando ricordi legati a odori, sapori e giochi
dell’infanzia (quella in cui ancora non si conosceva il computer!).
Arricchito da fotografie e ricette tipiche dell’estate a Mosé,
questo libro, secondo me, è un piccolo gioiello
che non dovrebbe mancare nella libreria
di nessun appassionato di cucina e di tradizioni.
Particolarmente bello è il capitolo
dedicato al racconto delle giornate
in cui le donne si riunivano per fare il pane
e imperdibile è la ricetta del famosissimo
Gelo di Mellone tipico della Sicilia.
Tra le pagine di questo libro
ho ritrovato usanze molto familiari-
dalla raccolta dei fiori della camomilla alle
conserve di pomodori fatti in casa,
e, come il precedente,
anche questo ha subìto la mia penna!

”Mi piacevano particolarmente i lavori preparatori:
spennellare polli e piccioni e poi passarli sulla fiamma per togliere le ultime penne […]
pestare le spezie nel mortaio […] snocciolare le amarene ammorbidite nell’acqua, 
tritare la cipolla fina fina con la mezzaluna…”

Ah, ma non finisce qui, vi avviso…
La mia libreria personale accoglierà presto
nuovi scritti della signora Agnello Hornby.
Tenetevi pronti 😉

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