{E alla fine arrivano gli struffoli!}

”Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:
<<Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo.>>
[…] Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva,
finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”

-Vangelo secondo Matteo-

Siamo giunti così alla fine di queste festività natalizie.
Festività che -a mio avviso- quest’anno sono state austere,
più semplici e meno frenetiche degli anni passati,
meno consumistiche e forse più dedicate alle cose importanti:
le persone care, l’aiuto nei confronti di chi è in difficoltà, il benessere psicologico.
Ora che è giunto il momento di riportare le decorazioni in soffitta,
di rimetterci in riga con la dieta e
di riprendere a risparmiare qualche soldino,
non dimentichiamo di portare però
un po’ di questo spirito natalizio con noi per il resto dell’anno!
E per salutare le festività appena trascorse,
quale modo migliore di un post folklo-spiritual-culinario?
In parole povere, voglio parlarvi di due tradizioni della mia terra:
una -il presepe vivente- è una new entry delle mie festività:
l’ho visitato quest’anno per la prima volta e
ne sono rimasta affascinata.
L’altra -gli struffoli- sono un must in casa mia a Natale!
Ma andiamo con ordine…

Vaccheria è un antico borgo della mia città, Caserta.
Risale alla fine del 1700 e fu costruito per volere di Re Ferdinando IV di Borbone.
Ha una storia molto bella, che vi consiglio di leggere se avete qualche minuto:
basta cliccare qui.
In questa frazione (che nelle sere d’estate
viene presa d’assalto dai giovani in cerca di frescura
e di un posto in cui stare tutti insieme a bere qualcosa o chiacchierare)
d’inverno rivive una splendida tradizione: il presepe vivente del ‘700 napoletano.
Giunta alla quindicesima edizione,
questa manifestazione allieta le festività natalizie di casertani e turisti e,
finalmente, dopo quest’anno posso dire anch’io d’averlo visto!

L’atmosfera è magica:
ambiente rurale, musiche natalizie, personaggi in abiti di seta di San Leucio,
riproduzioni fedeli di case e botteghe, animali da cortile (e non!),
dettagli curatissimi.
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Passeggiare fra gli stands settecenteschi
è come fare un salto nel tempo di secoli,
per immergersi nella realtà dei nostri avi:
niente energia elettrica, solo il fuoco per riscaldarsi,
il bucato lavato in catini all’aria aperta,
i bambini lasciati liberi di correre e giocare in strada.

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Tra le grida dei venditori ambulanti del mercato rionale
e il profumo delle caldarroste,
si riscoprono poi gli antichi mestieri, molti ormai estinti.
E cosi, d’improvviso, capita di ritrovarsi accanto a un lama.
O ad ascoltare un angelo cantare ”Quand’ nascette ninno”.
O ancora, a danzare al suono dei tamburelli.

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Per finire poi col giungere davanti alla grotta della natività.
Il cuore della rappresentazione,
illuminato a giorno
e pieno di gioia e di allegria.
Uno spettacolo da far scoppiare il cuore!

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Che dire?
Visitatelo, se potete. Domani è l’ultimo giorno di rappresentazione,
se siete in zona non dovete perderlo!
All’uscita, nella piazza antistante la chiesa del paese,
troverete anche dei bellissimi stands gastronomici con prodotti tipici
e golosità sia dolci che salate!
E a proposito di dolce…
Ecco la seconda tradizione che ci tenevo a mostrarvi: i miei struffoli!
Una ricetta semplice, di quelle tradizionali,
che si complica un po’ solo in fase di cottura
(ma mi sono documentata e a quanto pare è un problema comune
a tutti coloro che affrontano questa ricetta!).

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Anche se sono tipici della Campania, pare che gli struffoli non siano stati inventati qui
bensì nella Magna Grecia.
Lo stesso nome è greco e significa ‘di forma tondeggiante’.
A casa mia fare gli struffoli è un evento
e mi piace coinvolgere le amiche e in genere le persone che amo:
zie, nonne, conoscenti.
Ognuna ha il suo compito:
c’è chi arrotola, chi taglia, chi setaccia e chi frigge.
Io fotografo e… assaggio! =)

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Ecco qualche trucco per degli struffoli perfetti:

1. Quando li arrotolate, niente farina. Altrimenti l’impasto scivola e diventa una mission impossible.
2. Quando li tagliate, farina come se piovesse. Altrimenti si attaccano e amen.
3. Quando li friggete, olio ben caldo e tanta pazienza: la quantità di uova contenuta nell’impasto
e la farina che si deposita nella pentola
creano sempre un bel po’ di schiuma
e bisogna essere pronti e ben attenti per ottenere un buon risultato!

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E’ curioso come in ogni regione italiana lo struffolo assuma un nome diverso:
nel Lazio è la CICERCHIATA,
in Basilicata e Calabria la CICERATA,
in provincia di Taranto sono i SANNACCHIUDERE,
a Lecce si chiamano PURCEDDUZZI.

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Io li adoro caldi, appena fritti, senza nessun ‘condimento’.
Ma la tradizione li vuole immersi nel miele caldo con i canditi,
i confettini colorati e la frutta secca glassata col cioccolato.
Quello che è certo è che in qualsiasi modo li vogliate gustare,
gli struffoli sono una tentazione a cui non si può resistere:
uno tira l’altro!!

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E, prima di lasciarvi,
ecco la mia ricetta!
E’ quella classica, ma con una piccola variazione: l’aggiunta di lievito per dolci
che li rende croccanti fuori ma morbidi dentro (anche dopo settimane!!).
So che avrei dovuto scrivervela almeno un mese fa ma
mi auguro che la conserverete per provarla al prossimo Natale:

600 gr di farina 00
un cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale
80 gr di olio di semi
3 uova intere e 2 tuorli
la scorza grattugiata di un limone non trattato
un cucchiaino di lievito in polvere
anice q.b.

Disponete gli ingredienti a fontana sul piano da lavoro e
lavorateli prima con una forchetta poi con le mani.
Quando l’impasto sarà ben omogeneo e sodo
avvolgetelo nella pellicola per alimenti e lasciatelo riposare qualche ora in frigo.
Trascorso il tempo stabilito
tagliate l’impasto e arrotolatelo sul piano da lavoro
fino ad ottenere tante stringhe
da tagliare -come gli gnocchi- con l’aiuto di un coltello a lama liscia e ben affilato.
Gli struffoli devono essere piccoli,
perchè in fase di cottura tendono a gonfiarsi.
Infarinateli bene e disponeteli su vassoi di carta o plastica, coperti con canovacci puliti.
Quando siete pronti per la cottura,
setacciate gli struffoli per eliminare la farina in eccesso.
Per friggerli, in una pentola alta e capiente mettete un paio di litri di olio di semi
(meglio se d’arachide)
e fatelo scaldare bene.
Se non avete un termometro, basterà tuffare uno struffolo:
se sale subito a galla allora l’olio è alla giusta temperatura!
Friggete gli struffoli pochi per volta.
Saranno pronti quando ben dorati.
Scolateli e adagiateli su carta assorbente.

Per condirli:
Sciogliete in una pentola capiente
250 gr di miele con la buccia grattugiata di tre arance non trattate
e canditi a piacere.
Tuffate gli struffoli, mescolateli con un cucchiaio di legno e
con l’aiuto delle mani bagnate
disponeteli nei piatti cercando di ammucchiarli.
Decorate con codette, gocce di cioccolato e canditi.

Non mi resta che augurarvi un buon ritorno alla routine quotidiana.
Un nuovo anno è cominciato,
tante nuove esperienze ci aspettano…
carpe diem!!!!

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