{Dal comfort food alle vecchie tradizioni del Sud. Con un pizzico di cioccolato!}

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di COMFORT FOOD.

E’ una definizione che giunge direttamente dagli Stati Uniti e
trova una grande paladina nella bella e famosa Nigella Lawson,
giornalista e conduttrice tv britannica ormai nota anche in Italia per
i suoi programmi tv a tema cucina.
In realtà, non si tratta di nulla di nuovo; è solo un modo diverso per
indicare tutti quei cibi e quelle pietanze che hanno un effetto positivo sulla psiche.
Non è una novità che il sistema nervoso riveste un ruolo
importantissimo nell’alimentazione e nella dieta, sappiamo tutti che
un quadratino di cioccolato (meglio se fondente) innalza il livello di buonumore
o che una bella pizza fa ritrovare il sorriso anche nelle giornate peggiori.
Ultimamente però gli studi in questo ambito si stanno intensificando
e quello che ormai viene comunemente definito comfort food
è il tema di tanti articoli, post e programmi tv!

E’ comfort food tutto quello che appunto conforta, appaga, coccola.
Tutto ciò che mangereste il sabato sera a casa da soli, mentre fuori piove e
a farvi compagnia sul divano c’è il vostro morbido gatto che guarda con voi
un film degli anni ’90, meglio se natalizio, avvolti in una soffice coperta.
Tutto ciò che sa risollevarvi un tantino il morale quando
la sera tornate distrutti dal lavoro, dopo una brutta giornata in cui avete perso il treno,
messo un piede in una pozzanghera, rotto l’ombrello e smarrito la patente.
Tutto ciò che vi fa sentire subito meglio quando la storia d’amore in cui avevate tanto creduto
si sbriciola come un pacchetto di crackers in borsa, lasciandovi soli e col cuore spezzato.

Ma, pensandoci bene, non è solo questo.
Ho iniziato questo post immaginandomi brioches, cornetti e cioccolata calda
ma, riflettendoci, c’è una versione del comfort food molto comune
che non avevo per niente considerato!
E mi viene in mente pensando agli ultimi mesi.
Chi mi segue sulla pagina Fb
in cui posto le mie ricette e piccoli pezzi della mia sgangherata vita sa
che quest’estate ho perso mio nonno, uno degli unici due che ho potuto conoscere,
e che l’ultimo periodo è stato per questo molto triste per me. Ebbene,
in questa occasione ho sperimentato una versione tradizionale
e tipica delle mie parti (ma anche di un po’ tutto il Sud Italia) di comfort food,
solo che nel dialetto di qui si chiama ‘cuonsolo’, in italiano ‘consolo’.
Il dizionario Treccani ne dà questa definizione:

‘Uso funerario dell’Italia meridionale, consistente nell’offerta di cibi,
mandati a turno da parenti e amici alla famiglia di un morto nei primi giorni del lutto,
nei quali il focolare rimane spento.’

In pratica si intendono però diverse cose:
l’azione di donare la colazione la mattina immediatamente successiva al lutto
in casa del defunto e si tratta di solito di caffè e cornetti,
tanti cornetti (possono farlo amici e parenti, e si chiama cuonsolo primario),
l’azione di provvedere ai pasti della famiglia del defunto nei giorni del lutto
(di solito sono i vicini di casa ad occuparsene ed è detto cuonsolo fondamentale)
e l’azione di andare a far visita ai parenti stretti del defunto
nelle settimane successive al lutto portando doni gastronomici
(e questo è il cuonsolo secondario).
E’ da quando ero bambina che lo faccio anche io, insieme alla mia famiglia:
quando se ne va un parente di una persona cara o di un amico,
facciamo la spesa e gliela portiamo.
Però non mi era ancora mai capitato, per fortuna direi,
di trovarmi dalla parte di chi la spesa la riceve.
E’ un gesto che, in effetti, consola. Trasmette calore, affetto, attenzioni.
Ti fa sentire meno solo, compreso nel tuo dolore, accudito.
E non è un caso che i doni siano generi alimentari:
tutta la nostra vita ruota attorno al cibo.
Il cibo non solo ci permette di tenerci in vita ma ci riunisce, ci avvicina,
ci fa dimenticare le cose brutte della vita.
Anche quest’usanza ha una sua etichetta, ma credo che questa cambi da località a località.
In alcuni posti il ‘cuonsolo’ deve essere portato entro un certo periodo dal lutto
e ci sono cose precise da comprare per farlo.
Qui non ci sono regole precise ma i costumi locali, col tempo,
hanno consolidato la preferenza di cibi come zucchero e caffè,
che nelle case campane non mancano mai. Insieme a questi –o in alternativa-
ci sono poi pasta, succhi di frutta, biscotti e cioccolatini, fette biscottate,
marmellate e creme spalmabili, merendine (soprattutto se ci sono bambini in famiglia).
Infine, è molto diffusa anche l’usanza di donare carne o pollame freschi,
insaccati, formaggi freschi e stagionati e –dalle mie parti in particolare,
visto che è un prodotto locale- la mozzarella (soprattutto di bufala).

Aperta e chiusa la parentesi storico-folkloristica, torniamo al comfort food
e in particolare al mio! Ancora mi vedo nel lettone dei miei
a piangere guardando per la decima volta Titanic, sgranocchiando
biscotti con le gocce di cioccolato dopo che la mia prima
storia d’amore adolescenziale era naufragata rovinosamente, proprio come il transatlantico.
Ne è passato di tempo, io e l’amore abbiamo raggiunto un accordo ormai,
ma dei biscotti al cioccolato ancora non so fare a meno.
Diciamo che è del cioccolato in generale che non so fare a meno e ad oggi,
se devo scegliere un dolce su tutti, da eleggere confort food ufficiale della mia vita,
non posso che dire: crostata!
Crostata con la Nutella o con la crema al cioccolato, per la precisione.
E’ semplice da realizzare, veloce, perfetta per chi ha poco tempo o
per quei malesseri dell’animo improvvisi. E’ calda, ma si conserva bene
nel caso il buonumore venisse minacciato successivamente.
E’ personalizzabile: potete aggiungere qualsiasi cosa vogliate,
dalle nocciole alle meringhette, a seconda dei gusti. Insomma, ha solo pregi.
Ovviamente, da un punto di vista delle calorie, il discorso cambia,
ma non starò qui a tediarvi con i consigli per mantenere la linea.
Siete tristi? Vi sentite soli? Avete bisogno di coccole ma il gatto non collabora?
Segnatevi questa ricetta!

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{CROSTATA DI NUTELLA}

250 gr di farina 00
120 gr di zucchero semolato
120 gr di burro a temperatura ambiente
1 uovo e 1 tuorlo
un pizzico di sale
fino vaniglia

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Disponete gli ingredienti secchi a fontana su una spianatoia,
al centro versate le uova e il burro e nelle uova mettete la vaniglia estratta dalla bacca,
mescolate fino a rendere omogeneo l’impasto evitando però
che diventi troppo elastico, perdendo le caratteristiche di una frolla.
Avvolgete l’impasto in pellicola e tenetelo in frigo per mezz’ora circa.

Stendete la frolla con l’aiuto di un mattarello e di un bel po’ di farina
e foderatevi uno stampo da crostata precedentemente imburrato.
Bucate la frolla e rifilate i bordi. Farcite con abbondante Nutella,
livellate la farcitura poi realizzate, con la frolla rimasta e con l’aiuto di una rotella dentata,
delle strisce da disporre sulla crostata. Infornate.
Il forno dev’essere già caldo e va tenuto a 180°C per 25-30 minuti.

Mi raccomando, non dimenticate di accompagnarla con qualcosa di caldo e rinvigorente…
io vi propongo questa:

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